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analisi critiche e rassegne 359

fenomeni che vi si connettono — e gli sforzi poderosi di Lorentz per semplificare la teoria di Drude e dedurre la spiegazione di quei fenomeni dall’ipotesi che esistano solo elettroni carichi negativamente, non furono coronati dall’atteso successo.

Quanto, infine, alla teoria elettronica della costituzione interna dell’atomo, specialmente legata al nome di J. J. Thomson (e secondo la quale l’atomo risulterebbe da un grandissimo numero di elettroni negativi, tanti quanti ne occorrono per formare la massa atomica, disseminati in una sfera carica in tutti i punti di elettricità positiva, priva di massa materiale, di massa elettromagnetica inapprezzabile, e permeabile a tutti gli elettroni che si innoverebbero nel suo interno in balia delle loro azioni mutue e della forza attrattiva della sfera ambiente), essa è stata accettata solo come un tentativo ingegnoso e promettente, ma non sembra che tutti vi scorgano i caratteri suggestivi e coercitivi delle vere teorie fisiche.

D’altra parte le ricerche di Rutherford sopra analizzate rompono il parallelismo che si era creduto di stabilire tra i raggi β e i raggi catodici da una parte, e tra i raggi α e i raggi canali dall’altra. Invero mentre i raggi α hanno una costituzione indipendente dalla sostanza che vi lui dato origine, i raggi canali quali furono scoperti dal Goldstein, risultano in fondo da atomioni positivi, cioè da atomi del gas esistente nel tubo privi di un elettrone. E ciò vien sopratutto provato dalle ormai celebri esperienze di Stark sull’effetto Döppler dei raggi medesimi, e in genere dalle ricerche spettroscopiche.

Il parallelismo viene ristabilito dalla nuova scoperta del Thomson, il quale mentre a pressioni non bassissime ottenne i raggi canali ordinari, aventi in certa guisa le qualità atomiche del gas contenuto nel recipiente, alle estreme rarefazioni vide comparire questi nuovi raggi, che si potrebbero chiamare raggi di Thomson, e che sono veramente gli analoghi dei raggi α, e ben diversi dai raggi canali di Goldstein. Si potrebbe quindi dire che mentre questi ultimi rivelano le proprietà degli atomioni positivi, cioè dell’atomo privo di un elettrone, i raggi di Thomson e i raggi α dimostrano l’esistenza di nuclei carichi positivamente e comuni a tutte le varietà di materia, i quali sarebbero emessi spontaneamente dai corpi radioattivi nelle loro trasformazioni interatomiche, e sotto l’azione di potenti campi elettrici dalle altre sostanze. Questi nuclei potrebbero quindi essere appunto gli elettroni positivi.

Se si confronta il momento scientifico attuale con quello in cui venne annunciata l’esistenza degli elettroni negativi, si incontrano delle analogie sintomatiche. Sussiste però una differenza fondamentale che io mi affretto a mettere in evidenza.