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sempre gli stessi aggruppamenti atomici che si ritrovano nelle sostanze naturali. Allorché Emilio Fischer riuscì a riprodurre le sostanze zuccherine naturali semplici e preparò effettivamente tutte le diverse forme che la teoria fa prevedere, si trovò che di tutte queste molte forme tre o quattro sole bastano completamente alle piante le quali non si danno punto la briga di seguire lino in fondo la teoria. Questo sarebbe anzi per noi una superiorità, ma si osserva come purtroppo le sostanze semplici che noi sappiamo riprodurre e maneggiare siano per le funzioni vitali le meno essenziali. Come substrato per la vita organica sono indispensabili i composti più complicati. Se si prescinde dalle sostanze grasse che hanno un’importanza subordinata, si trova che la funzione vitale si fonda in prima linea sulle trasformazioni chimiche degli idrati di carbonio (sostanze zuccherine molto complicate) e delle proteine. La natura non ama le costruzioni monolitiche, essa preferisce quelle costituite da materiale minuto. Accanto ai grandi complessi si trovano sempre i rispettivi enzimi i quali, secondo il bisogno, determinano la scissione o la ricostruzione dei composti. A noi riesce facilmente la prima parte, la seconda presente ancora enormi difficoltà.

Passiamo ora a trattare dei singoli gruppi di sostanze che sono particolarmente necessarie alla vita, per comparare ciò che è stato già ottenuto con quello che resta ancora a fare.

In prima linea deve essere considerata la questione in quel modo l’acido carbonico dell’atmosfera venga utilizzato dalle piante per le sintesi di tutte le sostanze organiche. Dalla scoperta di Saussure in poi, tale questione ha sempre occupato, come ben s’intende, chimici e biologi, e tuttavia essa non può riguardarsi ani-ora coma definitivamente risolta. Si ammette generalmente secondo la supposizione di A. v. Baeyer che il primo passo in questo senso sia la riduzione dell’ anidride carbonica a formaldeide:


CO2 + H2O = H2CO + O2.
formaldeide


Si è tentato da un lato di riprodurre artificialmente questo processo, d’altra parte di dimostrare la presenza della formaldeide nelle parti verdi delle piante. Quanto al primo punto posso accennare che già A. Lieben era riuscito a ridurre