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il concetto di specie in biologia 83

risoluti se non fosse l’insistenza con cui si ammette in generale che la capacità e la naturale disposizione degli individui a un accoppiamento fecondo sia prova sufficiente della loro identità specifica. Io non insisto sul fatto che ogni nuovo caso d’ibridismo accertato è una nuova protesta contro tale affermazione. Non esaminerò nè meno se sia possibile di eliminare le difficoltà, introducendo nella disputa la considerazione della fecondità limitata del prodotto di specie diverse. Mi limiterò a una sola osservazione. Finchè non si sarà provato, per tutte le nostre varietà di cani, per tutte quelle dei nostri animali domestici e delle nostre piante coltivate, che esse sono derivate da una specie unica, pura e senza miscuglio; finché un dubbio si potrà mantenere sulla comunanza d’origine e la discendenza unica di tutte le razze umane, sarà illogico di ammettere che il ravvicinamento sessuale, anche quando dà origine a un prodotto fecondo, sia una testimonianza irrefutabile della identità specifica».

«Per giustificare quest’affermazione, io mi limito a dimandare se ci sia un naturalista scevro di preconcetti che osi, ai nostri giorni, sostenere:

1° che è provato che tutte le varietà domestiche di pecore, di porci, di buoi, di lama, di cani, di polli, ecc., sono rispettivamente derivate da un tronco comune;

2° che sia un’ipotesi inammissibile il considerare queste varietà come risultato d’un estremo miscuglio di varie specie primitivamente distinte;

3° che varietà importate da lontani paesi e fra le quali non v’è mai stato prima alcun rapporto, come le galline di Shangai e le nostre galline comuni, per esempio, non si incrocino completamente.

Quale fisiologo — continua il nostro autore — potrebbe asserire in coscienza che i limiti della fecondità fra specie distinte siano conosciuti con sufficiente rigore per poterne fare la pietra di paragone dell’indentità specifica?1».

Ho voluto citare per esteso questo passo dell’Agassiz, e perchè in esso sono riassunte molto precisamente le obiezioni più gravi, che si possono fare intorno al valore del criterio della comunanza di discendenza per la determinazione della specie, di quello che ben può dirsi un criterio fisiologico della

  1. Loc. cit., p. 263.