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analisi critiche e rassegne 193


della vita. Con ciò, non fa che girare abilmente intorno alla questione senza risolverla, e contribuisce così, più che altro, ad allontanarci da una conoscenza più approfondita e più intima del fenomeno vitale.

Invece, il Lamarck attaccava subito di fronte la questione, dirigendo fino dal principio la sua attenzione ad esempi concreti di adattamento allo scopo, che si riferivano a cambiamenti o intensificazioni di funzioni, e i quali, quindi, rappresentavano il momento del prodursi di un adattamento nuovo.

Di modo che, mentre per Darwin l’organismo acquisterebbe tutte le sue proprieta passivamente; pel Lamarck, invece, l’organismo verrebbe ad acquistarle, a plasmare sè stesso, direttamente, mercè la propria attività.

Precisata così assai bene la posizione che tengono l’una rispetto all altra le due concezioni fondamentali del Darwinismo e del Lamarckismo, l’autore, seguace di quest’ultima, si rivolge egli pure direttamente allo studio della proprietà generale dell’organico, della adattabilità allo scopo, della «Zweckmässigkeit».

Ogni azione, egli osserva, è un atto teleologico; e la sua conformità allo scopo deriva dall’associazione di due esperienze, quella di un bisogno sentito e l’altra del mezzo che lo ha soddisfatto. Questa associazione si risolve in un «giudizio», — di natura psichica ma evidentemente dotato, per la sua attività, di energia fisica, circa la capacità di quel dato mezzo a soddisfare quel dato bisogno.

Venendo ad esempi concreti, la filogenesi c’insegna, scrive il nostro autore, come per ciascun adattamento nuovo l’animale abbia sempre utilizzato, quale mezzo del tutto fortuito a sua disposizione, strutture morfologiche già formate, serventi fino ad ora ad altri scopi, e che l’animale a un dato momento ha scoperto potere servire anche allo scopo nuovo; in seguito al quale nuovo uso sono venute così a poco a poco a modificarsi. Tipiche a questo riguardo sono le trasformazioni subite dalle diverse appendici dei crostacei, originariamente uguali tra loro, a seconda dell’uso fattone dall’animale.

L’utilizzazione di un mezzo, già servente ad uno scopo determinato, per un altro scopo nuovo del tutto diverso, costituisce una vera e propria «invenzione» dell’animale. Alcune di queste invenzioni non hanno che conseguenze di importanza limitata, altre ne hanno invece di importanza somma; senza che, naturalmente, niente al principio possa fare sospettare la gravità diversa dei loro risultati finali lontani. Basta pensare, osserva il Pauly, all’importanza che ebbe, per la formazione delle mascelle e di tutta la faccia, la scoperta che gli archi branchiali potevano servire anche da tenaglia per afferrare il cibo.


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