Pagina:Rivista di Scienza - Vol. II.djvu/368

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o fossero stati uccisi da belve; ed il mangiare il pane consacrato era interdetto alle persone che non si fossero preventivamente serbate continenti per un certo tempo. Secondo l’Islam ogni fedele deve essere pulito, come pure la stuoia, il tappeto o qualsiasi altra cosa sulla quale egli si prostri a pregare. Un maomettano si leverebbe qualsiasi indumento, se fosse contaminato, prima d’incominciare la sua preghiera, oppure si asterrebbe addirittura dal pregare; non oserebbe avvicinarsi ad un luogo santo in uno stato di impurità sessuale, ed infatti ogni rapporto sessuale è interdetto ai fedeli che vanno in pellegrinaggio alla Mecca.

I Cristiani ingiungevano la più stretta continenza come preparazione al battesimo ed all’eucaristia; e inoltre prescrivevano che nessuna persona coniugata potesse partecipare a qualsiasi delle grandi feste della Chiesa, se la notte antecedente avesse giaciuto col coniuge; e nella Visione di Alberico, che data dal XII secolo, è detto che nell’inferno vi è un luogo di speciale tortura, un lago di piombo fuso mescolato con pece e con resina, a punizione dei coniugati che abbiano avuto rapporti sessuali la domenica, e nei giorni di festa per la Chiesa e di digiuno. Gli stessi coniugati non toccavano il letto nuziale anche tutte le altre volte che volevano spontaneamente disporsi alla preghiera, e gli sposi novelli erano ammoniti di praticare la continenza durante il giorno delle nozze e nella notte seguente, in segno di reverenza pel sacramento compiuto; anzi in parecchi casi la loro astinenza durava persino tre o quattro giorni.

La santità è ritenuta una qualità tanto delicata da essere facilmente distrutta se alcunché di impuro viene a contatto con la persona o con l’oggetto santi. I Mori credono che se alcuno sessualmente impuro entra in un granaio il grano perde la sua barakà, cioè la santità sua. Ed un’analoga idea costituisce il substrato della credenza, che troviamo presso molti popoli, che l’incontinenza, e specialmente l’amore illecito, danneggino i raccolti. In Efate il namin ossia l’impurità, in cui si incorreva per molti modi, era specialmente evitata dai sacerdoti, perche si credeva essa dovesse distruggere il loro carattere sacro.

Il tabù del quale il Frazer ha dato un’esauriente descrizione nella «Fronda d’oro», ha indubbiamente una origine simile. Anzi sembra che la impurità non soltanto privi la