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per l’estensione successiva occorrerà ricorrere al concetto di forza. La miglior via pedagogica è sempre la via induttiva che tien conto dell’ordine di acquisto delle nostre intuizioni piuttosto che dei criterii logici astratti. Perciò riteniamo che l’interesse della Società avrebbe dovuto fermarsi maggiormente sugli sviluppi di Clifford, «Elements of dynamics», opportunamente richiamati dal Giorgi, ma non forse sufficientemente messi in luce].


La Critica. (Napoli, 20 Novembre 1907). — G. Volpe, «Insegnamento superiore della Storia e riforma universitaria». Mette in luce gl’inconvenienti che derivano dal tenere separati nell’Università gli studii storici dai giuridici.

[Segnaliamo con piacere questa nuova critica che vien mossa all’attuale ordinamento universitario ed in ispecie alla partizione delle «Facoltà», corpi chiusi rispondenti ad un criterio particolaristico].


Coenobium. (Lugano - Luglio-Agosto 1907). — Angelo Crespi, «Il problema religioso nella luce del Pragmatismo». Riattaccandosi a Peirce, James e Schiller, ed in particolare al recente libro di questi, «Studies in Humanism» (Macmillan & C., London 1907), spiega la tesi gnoseologica pragmatistica che riduce le leggi naturali ad una creazione volontaria dell’uomo, in vista di un’utilità o di un bisogno. Da questo punto di vista il problema religioso assume un aspetto nuovo: non può più esser questione di decidere se all’oggetto della fede corrisponda o no una verità, ma soltanto se si trovi utile di voler credere o di non volerlo.

[Questo articolo ha il pregio di far palese il valore e il significato sociale della Filosofia pragmatistica. La quale esprime in sostanza il tentativo di accreditare la religione in nome degli interessi che vi si riattaccano, e perciò deve incontrare naturalmente la disapprovazione di coloro — credenti o non credenti — che pongono come principio etico fondamentale «la volontà del vero».

Limitandoci a considerare soltanto l’aspetto scientifico della questione, notiamo che la dottrina della conoscenza contenuta nel pragmatismo poggia sopra un’analisi unilaterale: è certo che nella conoscenza c’è qualcosa di volontario, che tiene al lato subiettivo del sapere, ma vi è anche qualcosa di reale o obiettivo che non dipende dal nostro volere; e la discriminazione di questa verità indipendente dal timore e dal desiderio risale già ai filosofi della Rinascita. Il sentimento può accreditare certe aspettative in confronto a certe altre, ma non può impedire che esse vengano deluse; e l’uomo che si è abituato a giudicare con prudenza e sincerità delle proprie previsioni, misurandole alla stregua di