Pagina:Rivista di cavalleria (Volume I, 1898).djvu/106

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106 rivista di cavalleria

sciate: la nebbia! E poco ci mancò che fosse vinto dalla nebbia, ma, daccordo col sole, la vinse e la sperperò in un momento, alle 8 antimeridiane.

Sì, la battaglia cominciò e continuò per tre o quatt’ore entro un nebbione così fitto che quei che v’erano hanno lasciato scritto: «Non ci si vedeva a dieci passi.» Ma la cosa più singolare fu, che sotto quel velo così denso, dalla parte degli Imperiali, s’arrabattarono non solamente un venticinquemila pedoni, ma anche un diciassette a diciottomila cavalieri, andando e combattendo a passo di testuggine, alla cieca; niente meno che un centosessanta squadroni! Fu veramente uno strano fatto, che guastò un momento i disegni del Principe di Savoia e mise a gran cimento quella bella e valente cavalleria, che vale però la pena di essere ricordato tra le singolarità storiche della nobile milizia a cavallo e tra le prove del valore marziale delle soldatesche regolari, se fortemente disciplinate e bene comandate.

Il Principe Eugenio assediava dunque Belgrado per terra e per acqua e s’era cacciato col grosso della sua Armata tra i due fiumi, a mezzodì della fortezza, vale a dire dalla parte donde doveva venire il grande esercito turco radunato attorno ad Adrianopoli, che aveva le sue prime truppe tra Sofia e Nissa.

Quivi si era accampato sopra un bel terreno alto, quasi piano, con doppia fronte, verso la fortezza e verso la campagna (o la montagna) con la destra alla Sava e la sinistra al Danubio, si era cinto di un forte vallo, alto e grosso, con un buon fosso dinanzi, con piccoli saglienti pel fiancheggiamento, batterie nei siti più adatti e sbocchi ben coperti. Erano in sostanza le due linee di trinceramento dell’antica arte ossidionale, di circonvallazione (esterna, verso la campagna) e di controvallazione (interna, verso la fortezza assediata) unite tra loro alle estremità, ov’erano i due ponti che già dissi, uno sulla Sava ed uno sul Danubio, protetti da opere di testa, pei quali due ponti passavano le due sole retrovie che conducevano da quel campo d’audacia in paese amico, runa verso Petervaradino (a nord-ovest), l’altra nel Banato della Temes (a nord-est). La linea di circonvallazione aveva due fronti; una verso sud, l’altra verso est, tutte e due con una valletta sul dinanzi, che si univano in un angolo molto spiccato ma largamente arrotondito, sul punto più alto di quel terreno, detto da-