Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/287

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254 cronaca

Vlocrino; nome di un artista eminente del XY secolo o del principio del XVI secolo. Crede l’A. ohe la voce Vlocrino sia un gioco di parole, una specie di rebus. E essendo un gioco di parole, in tal guisa lo spiega — senza, pertanto, esser persuaso di darne la definitiva interpretazione.

Vlocrino è, crede il Molinier, una parola ibrida, formata dal greco οὖλος; e dal latino crinis, letteralmente capello crespo riccio — “Pour ma part” — copio dal libro — “je ne pense pas que cette étymologie puisse surprendre ceux qui sont au courant des habitudes bizarres et de l’amour quelquefois déréglé que les hommes de la Renaissance professaient pour l’antiquité. Qu’on se rappelle ce sculpteur vénitien, Simone Bianchi, qui a pris plaisir à signer ses oeuvres en grec et à transformer son nom en celui de Λευκός. Andreas Riccius, dit Scardeone en parlant d’Andrea Briosco, alias Crispus a crispa capitis coma nuncupatus. Nam fastiditus barbarum nomen, Crispus dici maluit. Le trait caractéristique de la physionomie de Briosce, sa chevelure crépue, l’avait fait surnommer a Riccio.” È vero.

E se questa interpretazione ingegnosa che l’A. mette innanzi senza alcuna gravità sarà sfatata da indagini future, si dovrà pur sempre ammettere che fu ben trovata.

Un’altra osservazione, ma questa riferibile a una prossima ristampa del presente volume.

Il Molinier parlando di Valerio Belli detto Valerio Vicentino, accettando la data di nascita proposta dal Cabianca lo fa nato verso il 1465 (p. 189) 1. Ora indagini nuove dovute al chiariss. prof. Morsolin danno per certa la data 1468 come quella in cui Valerio vide la luce. Invero il Gabianca dando la data 1465 non recava argomenti che la suffragassero in modo definitivo. E l’errore accolto e ripetuto anche successivamente non venne smentito per difetto di prove da alcuno. Giova pur notare che prima che il Cabianca definisse

  1. Cfr. Cabianca. Di Valerio Vicentino intagliatore di cristallo, negli Atti della R. Accademia di Belle Arti di Venezia, 1868, pag. 10.