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| 320 | giovanni mulazzani |
dodesino il suo valore, che qui però è, come si scorge, di 8 denari. Non è già, che questo pezzo sia stato propriamente battuto come tale nella nostra zecca, poichè il dominante sistema monetario di soldi e danari effettivi vi ostava; ma solo nacque dalla riduzione del soldo composto di 12 danari a 8 ordinata nel 1400 dal conte di Virtù, riduzione di cui si è discorso indietro alla voce dodesino, ed a cui rimando per gli ulteriori lumi sul peso, e sulla bontà. Passaggiera del resto è stata anche questa denominazione.
PARPAJOLA — Monetina erosa, il di cui nome proviene dalla conquista francese della fine del secolo XV, come dinota la voce sua originaria parpailloie, e come resta provato dalle gride di Luigi XII, e di Francesco I, dove sono così nominate parpajole di Franza a soldi 2, 6, ed a soldi 2, 4, ed anche a soldi 2, 5[1]. Ripristinata la signoria sforzesca questa moneta fu presso di noi naturalizzata, leggendosi nella grida 17 aprile 1531 del duca Francesco II: Parpajole fabbricate in Ceca di Milano, soldi 2, 5. D’allora fino ai giorni nostri innumerevoli documenti ne attestano[2], unitamente alle patrie collezioni, la smodata coniatura, e gli scritti di Carli svelano l’abuso che ne fu fatto mentre viveva[3], al che io aggiungerò a debito luogo quello che si era già introdotto innanzi sotto la Spagna[4]. Proscritte nell’aureo sistema di Maria Teresa del 1777, resuscitarono nel 1808 per vulnerare la stupenda monetazione italiana. Dimenticate di nuovo nel 1822, si tentò di riprodurle