Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/468

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ricerca del fiorino d’oro di giangaleazzo visconti 427

avrà anche trovato prudente lasciare in nube il contraffatore, del quale mettendo a chiare note il nome ed i titoli, si sarebbe puramente e semplicemente confessato usurpatore delle insegne reali.

La corona di Giangaleazzo è dunque reale? Certamente. La risposta sembrerà temeraria ma altra non ne vedo. Ma come spiegare cosa tanto strana per un semplice Signore di Milano? Con qual diritto potè egli usarne, o almeno con qual pretesto? Non certo come Signore di Milano, che nessuno dei suoi maggiori l’ebbe; non come duca perchè vedemmo la corona con titoli diversi, ed il messale ambrosiano ce la mostra in tutto differente. Sarò forse troppo ardito facendo la seguente congettura?

Isabella di Valois sposata a Giangaleazzo, divenendo Visconti non cessava perciò di essere principessa francese. Essa quindi avrà potuto fregiare le sue armi della corona reale, non quale simbolo di potere, ma quale distintivo di un personaggio di stirpe reale.

Giangaleazzo per quel matrimonio prese il titolo di Conte de Vertus dalla moglie, e tanto se l’ebbe caro da dargli una decisa preferenza, non solo sul suo casato Vicecomes che omette in tutte le sue monete1 ed anche in parecchi diplomi, ma persino sul suo nome personale Galeaz.

In parecchie sue monete, le sole due lettere G. Z. tengono il posto del nome: in alcune anzi non v’ha nemmeno questo accenno al nome, come appunto è nel pegione e nel sesino dagli elmi coronati, addotti superiormente. Come dunque egli usò del titolo di

  1. Prego il lettore di ricordare che non ammisi ai confronti il medaglione d’oro e il pezzo d’argento ducale, sembrandomi il primo non contemporaneo a Giangalezzo, il secondo incerto se moneta o medaglia. Preferii paragonare monete con monete.