Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/503

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456 giuseppe ruggero


Peso gr. 0,65.

D/ — IANVA : Q : D : P : . . . .
Castello che taglia il cerchio di perline inferiormente.

R/ — CO NR AD VS.
Croce che divide la leggenda in 4 parti.

(Vedi Fig. N. 1).

Sul dritto, dopo i due ultimi puntini resta lo spazio per 2 lettere che forse erano di zecchieri ma che non rimasero impresse. Il tipo è precisamente quello dei tempi di Carlo VI, colla leggenda che comincia da sinistra.

Tanto credo bastare, per stabilire che questa forma di minuti abbia cominciato da tempo anteriore al Dogato, e poiché la leggenda non lascia in proposito alcun dubbio, assegneremo questa moneta alla serie delle altre con eguale leggenda, cioè il genovino d’oro il grosso ed il grossetto.

Secondo le diverse pubblicazioni del chiar. Desimoni e specialmente l’ultima dotta sua dissertazione sulle prime monete d’argento Genovesi1, sembra oramai accertato che questa leggenda siasi introdotta sulle monete, qualche tempo prima della fine del secolo XIII. Egli prova con un documento del 1288, la esistenza in quell’anno di un grosso genovese del valore del soldo effettivo, al peso di gr. 2,923, alla bontà di 958, e quindi al fine di gr. 2.801: grosso che non può essere che questo colla nuova leggenda, come l’unico che corrisponda a quella legge, poiché quello del 1252 col civitas oltre all’essere inferiore, non può aver avuto che una effimera durata. La nuova leggenda deve quindi aver continuato per più di 51 anni cioè sino al primo doge, il quale l’ha usata pure per qualche tempo, modificandola in dvx ianve q . d . p .


  1. Atti della Società Ligure di Storia patria. Vol. XIX. Fasc. II.