Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/85

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60 giovanni mulazzani

Maria Teresa, si trovò ridotta a gr. 67,712, vale a dire ad assai meno della centesima parte dell’entità sua originaria. Il che volendosi precisare, si può stabilire nella proporzione di 117,604166: 1 che è quanto a dire che una lira di Carlo Magno ne contiene di Maria Teresa 117 con di più soldi 12, danari 1, in peso d’argento puro; oppure ital. L. 90, cent. 27, mill. 1.

Per ciò poi che le lire ed i soldi non hanno mutato di nome col progredir degli anni, e che solamente se ne mutò l’essenza, sapientemente il Conte Carli ne dedusse il corollario, che nel calcolo degli antichi capitali, obbligazioni, depositi, prestazioni, restituzioni, e simili si deve guardare non già ai nomi delle monete, che nulla significano, ma al peso e quantità del metallo soltanto, che fu obbligato all’epoca dei relativi contratti. Dimostrato fu di sopra, che lire 117, soldi 12, danari 1 del 1778 pareggiano in peso d’argento una sola lira di mille anni avanti, e così potrebbe provarsi in diverse proporzioni di tante altre lire dei tempi intermedii, quando si volesse discendere a singoli calcoli per casi che si possono benissimo verificare tuttavia. Che se così è, quale non sarebbe la frode e l’ingiustizia, se si pretendesse di restituire 1 per 117 e più che fu ricevuto? Oppure lasciando le ipotesi ed i secoli remoti (che però servono a rischiarare la scienza nella sua totalità), ed afferrando l’epoca della dominazione ispana, di cui sono vive ancora le reminiscenze nella patria nostra, ingiusto sarebbe che uno credesse di poter fare quitanza oggidì della prestazione annua livellaria per esempio di 100 lire stipulata da suoi antenati nel 1604, con 100 lire di Maria Teresa, mentre ognuna delle lire del 1604 in ragione del filippo, che valeva in allora che fu coniato, solo lire 5 e non