Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/282

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il medaglione romano 261

e col crescere d’influenza della cultura orientale, questo primato diminuisce. I tempi, quasi sempre pacifici, di Adriano e d’Antonino Pio, e quelli stessi di Commodo, vanno celebrati per la cura delle memorie storiche della città, delle sue antichità, delle sue tradizioni e de’ suoi monumenti. In tali condizioni era naturale non solo che si conservassero le antiche costumanze, ma che si cercasse di servirsi per esse di oggetti di maggior valore. A quel modo che pel capodanno ed in altre occasioni non si usavano più i semplici doni di frutti, di dolci e di frondi, ma vi si aggiungevano regali più o meno preziosi, così invece della moneta tradizionale da un asse si vollero avere monete più eleganti, che anche pel loro impronto si riferissero alla storia contemporanea. E poiché la tendenza al progresso è connaturale all’uomo, una volta entrati su questa via si cominciò ad accrescere la quantità ed il peso di tali, monete; ed appunto a quel tempo si incominciano a coniare multipli maggiori, che non hanno la loro ragione di essere nei bisogni del commercio o nello sviluppo della monetazione.


VII.

La moneta spicciola senza S • C.


La mancanza delle iniziali S • C è la circostanza più dibattuta nella questione se il medaglione sia moneta o semplice medaglia; si può dire anzi che tutta la controversia si aggiri intorno a questo sintorno. Se i medaglioni di bronzo avessero le iniziali S • C, si ammetterebbe facilmente che fossero multipli della moneta di rame senatoriale, come lo sono appunto le monete pesanti senatoriali di cui si è discorso più sopra. Nessuno dubiterebbe in tal caso che anche tutti i medaglioni d’oro e d’argento fossero monete. Ora è provato, che l’imperatore Augusto si riservò la coniazione dell’oro e dell’argento, affidando quella del rame al Senato. Perciò furono coniate su ciascun pezzo della moneta corrente di rame dell’Impero le iniziali S • C, per documentare che è una moneta spicciola legittima