Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/303

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282 federico kenner

ratteri di monete compiute, e, per tacere d’altro, che essi fossero iniziati in quei segreti di controllo su cui erano certamente basate la variazione e la corrispondenza dei tipi dei medaglioni con quelli delle monete correnti.

Tali prove di conio avrebbero dovuto, senza dubbio, essere fatte in modo da non poter servire come vere monete. Per esempio, si sarebbero dovuti coniare separati il diritto ed il rovescio, oppure si sarebbe dovuto ommettere la leggenda, o scegliere per la prova di conio un metallo che non fosse in uso per le monete correnti contemporanee. Anche questa ipotesi, adunque, dev’essere esclusa.


XI.

Lo sviluppo del medaglione.


Per quanto la moneta grave imperiale, d’oro, d’argento, e di bronzo, si sia sviluppata in modo regolare, pure il decorso di questo sviluppo varia secondo il metallo. Il medaglione di metallo nobile è, in genere, rarissimo nel I e nel II secolo, mentre quello di bronzo manca bensì nel I secolo, ma appena comparso raggiunge l’apice dello sviluppo, e per tutto il II secolo, fino al termine del regno di Commodo, si mantiene ad un’altezza non più raggiunta. Nel secolo III la relazione reciproca si cambia. È soltanto sotto qualche regno isolato, sotto Gordiano e Filippo, che il medaglione di bronzo presenta una certa importanza; in generale viene trascurato, e verso i tempi della Tetrarchia scompare quasi interamente. Anche il medaglione d’oro, a quest’epoca, gode soltanto eccezionalmente di un effimero favore sotto Eliogabalo, Severo Alessandro e Gallieno. Il medaglione d’argento invece, presenta allora il più rigoglioso sviluppo; a quel modo che l’antoniniano di biglione e di rame inargentato è caratteristico per l’ordinaria moneta corrente di quell’epoca, così il medaglione di pseudo-argento, che ne era un derivato e scomparve poi con essa, è speciale a quei poco invidiabili tempi, n IV secolo ci offre un altro spettacolo. Il