Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/159

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di Pier Luigi Farnese, quelle di Luigi Gonzaga detto Rodomonte, di Vespasiano duca di Sabbioneta e d’Ippolita pure ambedue dell’illustre famiglia Gonzaga, del Cardinale Sforza Pallavicino, ed altre molte. Riconoscente verso il Duca per l’onorifico incarico ottenuto di Vicebibliotecario della Parmense, rifiutò la prefettura della Biblioteca di Brera di Milano offertagli dal celebre Conte Carlo di Firmian, in quel tempo governatore della Lombardia. Eletto Definitore generale dell’Ordine, raddoppiò la sua prodigiosa attività per non mancare agli obblighi contratti verso i suoi fratelli, e continuare in pari tempo le svariate e innumerevoli scritture, che uscivano dalla sua penna sempre feconda e inesauribile. Tra queste molteplici pubblicazioni, ci occuperemo solo di quelle concernenti i nostri studî. Tali sono: L Il Trattato della zecca di Guastalla; 16 marzo 1779; II. Le Lettere intorno al diritto conceduto alla Casa Gonzaga di battere moneta in tutte le terre da essa possedute nella Diocesi di Cremona e nella Contea di Rodigo colla spiegazione delle monete che uscirono specialmente dalle zecche di Sabbioneta, Pomponesco e Bozzolo; 3 aprile 1781; III. Le monete de’ Gonzaghi principi di Castiglione delle Stiviere, e Signori di Solferino, illustrate colle memorie genealogiche della stessa famiglia; 15 maggio dello stesso anno 1781. IV. Lettera al Signor Guid'Antonio Zanetti intorno la zecca e le monete di Novellara; 11 settembre dello stesso 1781. Queste erudite Dissertazioni furono dal sunnominato Zanetti inserte nel volume terzo della sua celebre Opera: Nuova raccolta delle monete e zecche d'Italia uscito in luce a Bologna dalla stamperia di Lelio della Volpe l’anno 1789. Poi che l’Affò ebbe dato l’ultima mano ai succitati lavori, gli venne desiderio, per completare i suoi studi, di visitare gli archivi e le biblioteche d’altre città importanti della penisola, e nel settembre dello stesso anno 1781, intraprese il viaggio alla volta di Roma, senza renderne avvertito il Paciaudi, suo superiore. In Roma l’Affò ebbe un’udienza particolare dal papa Pio VI, e festeggiato dai dotti, e letterati di quella metropoli gli furono aperte le porte di tutti gli istituti letterari e scientifici; fu