Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/409

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392 emilio tagliabue

del 17 maggio 1501 si parla di grossoni da soldi 22 del Signor Jo. Jacobo Trivultio da spendere a soldi 22“1.

Nella dieta d’Altdorf, 1 febbraio 1506 “rimandasi ad referendum che cosa intende trattare coi 3 Cantoni a cagione della zecca Giov. Antonio (Giocare o Giojero) commissario in Roveredo”2; l’Abscheid non dice ove era la zecca. Offuscatosi colla morte di G. Giacomo lo splendore del casato Trivulzio ben diversa divenne la monetazione dell’abbiatico Gian Francesco. La zecca di Roveredo distintasi sotto G. Giacomo per ricchezza ed abbondanza di tipi, precipita al livello delle altre possedute da piccoli Signori o comuni, i quali, giustamente dice il Promis, “tenevano zecca aperta affine di poter emettere impunemente in gran quantità monete basse, minute, contraffatte a quelle dei finitimi grandi stati allo scopo di ricavarne un grosso guadagno”3.

Le gride succedono alle gride contro queste fabbriche di monete erose, contraffatte, falsificate, e sono piene di lamentele contro la malizia degli zecchieri i quali “disfano tutti li boni scuti per fare d’essi scuti de stampa forense, e se ne trovano infiniti fatti fuori de le ditte seche”4.


  1. Archivio Civico di Milano: Lettere ducali, 1497-1502, folio 207-210.
  2. Eidgenössische Abscheide. III, 2, 331. — Emilio Motta, Le origini della zecca di Bellinzona (1503). Estratto dalla «Gazzetta Numismatica» diretta dal Dott. Solone Ambrosoli. Como, 1886, pag. 9.
  3. Domenico Promis, Sulle monete del Piemonte. Supplemento. Torino, 1866.
  4. Archivio Civico di Milano: Lettere ducali, 1527-1537, folio 174. Grida Monetaria del 12 luglio 1534.