Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/557

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538 ercole gnecchi

che avrebbe un senso molto analogo a quello dei precedenti. Il numero 4, posto all’esergo, è il segno della bontà della moneta, ossia di oncie quattro per una libbra d’argento, come troviamo nei numerosi contratti di zecca per la battitura dei luigini stipulati dal principe G. B. Centurioni con vari zecchieri negli anni 1668 e 1669, contratti riportati per intero nella citata opera dell’Olivieri.

Il titolo di questi luigini è evidentemente bassissimo e forse minore di quanto si conveniva nei citati contratti. Straordinaria poi e degna di nota è la differenza di peso fra queste tre monete (gr 1.100 — 1.800 — 2.300), mentre, avendo io pesato più di cinquanta luigini di Dombes degli stessi anni e appartenenti a quel medesimo ripostiglio, ho verificato che il loro peso oscilla fra gr. 1.750 e 1.900. Consultando i contratti di zecca, trovo, com’è naturale, che i luigini dovevano sempre avere uno stesso valore; perciò mi pare che questa grande differenza di peso non sia da attribuire che alla fretta e negligenza degli zecchieri, i quali, provveduti di scarsi mezzi di fabbricazione, si obbligavano per contratto a consegnare quella data quantità di monete ogni mese, e fino ogni quindici giorni, sottostando anche a multe in caso di mancata consegna. Queste monete poi, come dirò in seguito, erano destinate esclusivamente al commercio col Levante, quindi meno delle altre monete soggette a controllo per parte degli stati confinanti e dei sovrani che accordavano il privilegio di zecca; nulla quindi di più naturale che si usasse minor rigore e diligenza nella loro fabbricazione. Noterò da ultimo che sotto il nome di zecca di Campi non si deve intendere una