Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/78

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le monete dei pontefici romani, ecc. 75

rifugiato fuggendo da Roma. Non pare ammissibile; principalmente perchè si ricercherebbe invano la ragione per la quale il nome del Papa, piuttosto che al nominativo vi apparisca impresso al dativo. Resta poi accertato, che Leone corse dritto a rifugiarsi nel campo di Ottone. E vi giunse, come è stato già notato, privo e spoglio di tutto, di modo ch’egli dovette naturalmente implorare ogni sorta di assistenza e di aiuto dalla benevolenza imperiale. E a seguito di questi fatti par davvero lecito il sospettare che la moneta si battesse per ordine di Ottone e dov’egli esercitava pieno e proprio dominio.

In questo caso può ben spiegarsi il tipo nuovo della moneta, notando poi, fin da ora, che questa, coniata nell’assenza di Leone da Roma, avrebbe preceduto le due antecedentemente illustrate del Papa stesso. Volle Ottone solennemente affermare, e far noto a tutti, che Leone era ancora il Papa riconosciuto, il successor di S. Pietro, benché il già deposto Giovanni si fosse nuovamente assiso sulla sedia pontificale: non poter Leone batter moneta, perchè fuori de’ suoi stati; ma non esser così tapino, come lo si era da quelli scacciato, perchè altri la batteva per lui, ed a lui la offeriva. Così pare possa bene spiegarsi la novità del tipo; la leggenda del dritto al terzo caso; il domnus aggiuntovi, perchè adottato da Giovanni XII, e quindi imitato da chi non ne conosceva il valore originariamente attribuitogli. Non vi appose Ottone il suo nome, perchè avrebbe con ciò menomata l’autorità del Papa, in opposizione allo scopo propostosi; perchè non battea la moneta per proprio conto e pel suo regno, ma per altro sovrano e per altro regno. D’onde anche il tipo affatto