Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/102

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86 luigi a. milani


Essi lo conobbero da presso la prima volta quando nel 338 a. C. distrussero la flotta d’Anzio, lo portarono in trionfo a Roma, e decorarono con esso il pubblico tribunale, chiamato d’ allora in poi Rostra (Liv., VIII, 14; Plin., XXXIV, 6; cfr. la sopra riprodotta moneta di Lollio Palicano).

I quadrilateri pertanto esibenti tale emblema non possono in verun modo essere anteriori a questa data.

La tecnica di questi quadrilateri corrispondente a quella col duplice toro n. 6, di cui diremo poco più oltre; il loro stile (cfr. i polli); il loro peso (v. più innanzi); la circostanza che il frammento di Vulci esibisce, a quanto pare, l’estremità superiore di un tridente di forma analoga a quella delle monete di Ierone II (a. 275-216 a. C), di Pesto e di Capua1, analoga a quella di tre sestanti librali deboli (Garrucci, tavola XLIV, 4-5; XLV, 10), del quadrante di Rimini, colonia romana nel 268 a. C. (Garrucci, tav. LIX, 5), e dei quadrilateri col caduceo e tridente n. 7, (v. più oltre); infine, la circostanza medesima di essere stato contrapposto al tripudium sollistimum dei polli: qua i rostri in mare, là il tridente (cfr. Vulci); mi inducono

  1. Il tridente delle monete di Ierone II, come quello di Pesto (Garrucci, tav. CXXII, 5), e di Capua (Garrucci, tav. LXXXVm, 2), ha le cuspidi lanceolate legate insieme da ricci. Questo tridente, non essendo inastato, potrebbe mettersi anche in relazione coi rostri navali. Naturalmente va da sé che il rostro, arma delle navi, si identifica col tridente di Nettuno. Nelle monete di Ierone II al tridente è contrapposta la testa diademata di Posidone; mentre nelle monete di Pesto (isocr. lat.) e di Capua (iscr. osca), non senza una patente allusione politica, alla testa del Dio del mare è stata contrapposta la testa laureata di Giove Capitolino (sic). Si noti inoltre che, non senza una ragione storica e politica, le monete di bronzo di lerone II col tridente, furono dai Romani, suoi alleati dal 263 in poi, utilizzate come once di riduzione trientale e contromarcate con la prora rostrata romana (cfr. d’Ailly, Recherches, I, tavola XLI, 24 e 27).