Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/340

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288 francesco gnecchi

e segnatamente di monete. La grandissima maggioranza è sempre costituita, come naturale, dalla massa di quelle comunissime e sconservate, le quali, come di poco o nessun valore, vanno disperse e distrutte, mentre sarebbe desiderabile che fossero raccolte e conservate da quella Commissione che s’ intitola appunto Conservatrice dei Monumenti. Nel gran numero però alcune se ne trovano di quando in quando, ben conservate, inedite e importanti, e queste più ancora sarebbe a desiderarsi che fossero conservate alla proprietà nazionale, mentre lo sono assai di raro.... Se con ciò esprimo un desiderio, non intendo punto muovere un’accusa di trascuranza a chi è incaricato di sorvegliare agli scavi, perchè è chiaro che, se riesce difficile eludere la vigilanza degli ispettori quando si tratti d’ una statua o d’ una lapide o di qualsiasi altro cimelio di qualche mole; è invece facilissimo sottrarre le monete; e l’ingordigia personale dell’immediato tornaconto avrà sempre il sopravvento sull’idea astratta del pubblico bene !

Le novità del 1890 si riducono a sette bronzi — le monete che escono dal suolo di Roma sono quasi tutte di bronzo — e sono: un medio bronzo di Claudio restituito da Domiziano, due gran bronzi di Galba, tre medaglioni di M. Aurelio, il quale è decisamente il nome favorito dagli ultimi ritrovamenti, e un medio bronzo di Didia Clara. Tale messe del resto non si può ritenere scarsa e sembrerà anzi assai copiosa, quando la si confronterà con quella dell’anno 1891 in corso, la quale, almeno finora, è nulla, dacché la crisi edilizia e il conseguente rallentamento dei lavori della capitale hanno portato per naturale conseguenza una grande diminuzione e, direi quasi, la cessazione dei ritrovamenti.

Ecco ora le descrizioni dei pezzi, accompagnate da qualche commento.