Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/390

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338 arturo g. sambon

quivi che una cassetta del Cagnano, trasportata alla Regia Camera della Sommaria, conteneva certi assaggi di moneta d’argento e di oro coniata in Aquila, che dovevano essere verificati da Giliforte d’ Urso magister probe. Tale notizia è confermata dal cronista Francesco di Angeluccio, di Bazzano1, il quale dice che, nel 1475, Nardo de Cagnano coniava in Aquila ducati d’oro. Nei primi anni del regno di Ferdinando, tenne la zecca d’Aquila Benedetto de Cotrullo, che aveva nel contempo anche la zecca napoletana2. A lui, nel 1469, successe il figliuolo, Giacomo Cotrullo, e tenne la zecca sino al 14743. Nel 1475 fu surrogato da Leonardo de Cagnano4, figliuolo di quel Colantonio, che fu mastro di zecca sotto Alfonso I.

Al Cagnano successe Gian Carlo Tramontano che al tempo stesso aveva pure la direzione della zecca di Napoli. Venuto il regno in potere di Ludovico XII, il Tramontano perde l’ufficio e fu nominato, in sua vece, mastro delle zecche di Napoli ed Aquila, il milite napoletano Giovanni Acziopacia5. Il Tramontano riebbe però, nel 1503, la direzione della zecca di Napoli e nel 1504 quella della zecca Aquilana6. Il Lazari riportò un brano di diploma del 30 aprile 1520 col quale Carlo V e Giovanna sua madre concessero agli aquilani il riaprimento della loro zecca; ma pensò che Aquila non abbia potuto valersi di

  1. Muratori, Ant. Ital. VI, 916.
  2. R. C. S. Comuni, 14, fol. 161 t.
  3. R. C. S. Comuni, 10, fol. 129; ne trovo menzione sino al 1474. R. C. 8. Comuni, 20.
  4. R. C. S. Comuni, 20.
  5. Cam. Esecut 1 fol. 52; 15 fol. 79.
  6. Repertorii dei privilegi, n. 14, fol. 121. Nella conferma dei privilegi aquilani nel marzo del 1507 è menzionata la zecca.