Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/426

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374 ercole gnecchi

cosi: MO • ARG • PRO • COM • (si noti quel PRO che, per quanto io sappia, non fu mai usato dagli imitatori italiani) e continua con prudenti abbreviazioni: IA • M • I • R • M • C • I • V • P; talché, se non vi fossero altre monete del Mandelli, press’a poco con queste iniziali, sarebbe stato difficile il riconoscere con sicurezza l’autore della moneta.

Questi talleri contraffatti, al pari dei famosi luigini imitanti quelli di Dombes, avevano infestato le piazze d’Europa, e s’erano, come queUi, diffusi specialmente nel Levante, facendovi colla loro pessima lega una mortale concorrenza a quelli genuini, che gli Stati confederati dell’Olanda, i quali avevano un attivissimo commercio con quei paesi, vi spedivano direttamente. Pare che di là siano giunte delle severe rimostranze alle repubbliche confederate, poiché un affisso degli Stati Generali delle provincie Unite, in data 27 novembre 1669, proibiva severamente a tutti i soggetti di quei paesi di spedire Leeuwendaalder falsi all’impero ottomano e ai paesi che vi appartengono (cioè il Levante), annunciando in pari tempo che «questi talleri sono contraffatti in Italia e in altri paesi e saranno confiscati.» Negli anni 1674, 1677 e 1692 comparvero altri bandi contro i leeuwendaalder falsificati, come monete di gran detrimento pel commercio col Levante.

Questa moneta si continuò a battere in Olanda fino al 1683: dopo quell’anno il tipo fu variato1. Fra le imitazioni italiane, quella di data più recente sarebbe il tallero del 1669 battuto a Loano.

  1. I negozianti olandesi continuarono però per qualche tempo ancora a far battere questa moneta, ma solo per l’esportazione nel Levante. L’ultimo Leeuwendaalder fa battuto nella Frisia occidentale e porta la data del 1700.