Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/214

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202 nicolò papadopoli

di maggior valore sempre costante, fu preferita dallo Stato, dal grande commercio od in tutte quelle contrattazioni, nelle quali era importante convenire e conservare memoria esatta dell’intrinseco determinato; invece il mercato giornaliero ed il piccolo commercio adoperavano di solito la lira di piccoli la sua suddivisione più comoda e più popolare.

Il rapporto fra la lira di grossi e la lira di piccoli, corrisponde naturalmente a quello esistente fra il denaro grosso ed il denaro piccolo, per cui originariamente la prima lira valeva 26 delle seconde, ma quando aumentarono i piccoli contenuti in un grosso, aumentarono anche le lire di piccoli equivalenti ad una lira di grossi, per cui quest’ultima salì nel 1270 a 28 e nel 1282 a 32 lire di piccoli. Era però questi un aumento solo apparente e di numero, perchè in proporzione della maggiore quantità di lire di piccoli corrispondenti alla lira di grossi, esse diminuivano il loro intrinseco valore.

Quando fu istituito il primo ducato d’oro (1284), esso fu ragguagliato a 18 grossi, con una proporzione fra l’oro e l’argento come 1 : 10 6]10: nel 1328, quando il ducato fu equiparato a 24 grossi, questa proporzione si trovò elevata come 1 : 14, con notevole vantaggio dell’oro sull’argento. Da questo ragguaglio nacque un modo facile e pronto di conteggiare la lira di grossi, che incontrò così grande favore nel pubblico, da resistere a tutte le mutazioni successive, di guisa che la lira di grossi divenne sinonimo di 10 ducati. Difatti il ducato corrispondendo a 24 grossi, si calcolava due soldi di grossi, e così ogni soldo di grossi era mezzo ducato, e 10 ducati formavano la lira uguale a 240 grossi effettivi. Questa comodità ebbe un’influenza decisiva sulla vita della lira di grossi e sul modo di calcolarla in moneta d’oro; ne abbiamo la prova in quel libro