Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/259

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bibliografia 247

di questo artista innanzi all’epoca che fu impiegato nella zecca siracusana. E vediamo, cosi, che lavorò a Metaponto, essendo firmato da lui un grazioso didramma di quella città (Garrucci, tav. CIII, fig. 16) e che lavorò pure prima di venire a Siracusa, per parecchie città calcidiche di Sicilia. Di lui, siccome già avvertirono il Gardner ed il Poole, è il magnifico tetradramma messinese coll’iscrizione PΕΛΩΡΙΑΣ, sui diversi esemplari del quale vedonsi traccio del nome ΚΙΜΩΝ.

Verso il 406 Kimone incideva un terzo conio del decadramma, apponendo il nome sul delfino che sta sotto il collo della ninfa, e nel contempo Eveneto compiva il suo primo medaglione colla graziosa testa di Persefone. L’Evans rinvenne poi, nel ripostiglio di S. Maria Licodia, un nuovo decadramma ch’egli crede di quest’anno medesimo e di nuovo artista. Questo decadramma differisce sensibilmente da quelli sinora conosciuti e specialmente nel rovescio dove è assai diversa la mossa dei cavalli. Mentre negli altri decadrammi vediamo espressi ancora gli sforzi della corsa, qui, invece, i cavalli son trattenuti a redini tese, dinnanzi alla meta. All’esergo trovasi, al disopra dei premi, in grandi lettere, l’ΑΘΛΑ, mentre di solito si vede a caratteri molto più minuti, al disotto delle armi. L’impercettibile j-K o hK che l’Evans ed il Poole credono vedere all’esergo di questo decadramma, è molto dubbio e potrebbe dipendere assai facilmente da lieve corrosione della superficie, tanto più che il lavoro si può benissimo attribuire ad Eveneto.

Sia come si voglia, l’Evans ha ben ragione nel ritenerlo tra i migliori coni Siracusani. Altro conio sul decadramma fu lavorato da Kimono verso il 403 ed Eveneto incise nel 385 il bellissimo tipo colla firma ΕΥΑΙΗΕΤΟΥ. Nell’esaminare attentamente il ripostiglio di S. Maria di Licodia l’Evans osservò che la maggior parte dei decadrammi più recenti accusavano dei coni o rotti o talmente ossidati che spesso, per la ruggine accumulatasi negli interstizi, mancavano i contorni precisi del disegno. Egli ne trae di conseguenza che dal 385 al 360 furono continuate le emissioni cogli antichi coni.

L’Evans riporta inoltre un sardonico finamente inciso