Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/386

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370 giuseppe castellani

cato di Clemente VIII la gloria o la sventura, come meglio aggrada, di far gettar via al pubblico di Fano parecchie decine di migliaia di scudi nella fabbrica del porto e le ragioni le riporterò colle parole stesse dello storico Amiani: "Nel mentre, che meditavasi l’incominciamento del Porto, comparvero ordini di Roma al nostro Consiglio trasmessi con lettera di Maffeo o Matteo Barberini Chierico di Camera, colle quali s’incaricava di por mano alla fabbrica del Baluardo, altre volte disegnata fuori la porta di S. Leonardo, per cui spedivasi a questa volta l’architetto Giovanni Fontana da Ferrara. Ma, o fosse la mancanza del denaro, o fosse la sopraggiunta disgrazia della peste, che nella Lombardia faceva grande strage, per cui i Magistrati dovettero attendere con assidui provvedimenti e con guardie a spendere il denaro per la salvezza della città, non fu in quest’anno (1600) né l’una, né l’altra di quest’opere pubbliche incominciata. Tanto più si raffreddarono i vogliosi del porto a por mano a quell’opera, perchè fattosi il ripartimento della guerra da Roma intrapresa per ricuperare il Ducato di Ferrara, toccarono a Fano milleduecento scudi da pagarsi in capo all’anno al Tesoriere della Marca; oltredichè in tale occasione si vide ciò, che in casi simili nascer suole nelle città; la diversità de’ pareri tra i cittadini, i quali tutto giorno nuove idee rappresentavano intorno al Porto n’impedì appunto l’esecuzione: una parte di essi per una lettera scritta al Consiglio da Cesare Porta, il quale spacciavasi architetto della Corte Imperiale, desiderava il Porto all’imboccatura del fiume Arzilla. Al contrario Roma col parere degli Ingegneri romani comandava, che si fabbricasse vicino alla città, anzi sotto la Rocca, e questo sentimento era il più accetto al Pubblico: con tali dispareri il Consiglio finalmente rivoltossi all’esercizio delle opere pie"1. E così invece del porto fabbricaronsi chiese e conventi!


  1. Idem, ib. pag. 240.