Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/501

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annotazioni numismatiche genovesi 477

vien reputata tanto rara da assegnarle il valore di 100 lire.

Non vedo molto chiaramente quali criteri abbiano potuto indurre il Ch. autore o forse anche Mons. Taggiasco, a questa involontaria sottrazione dalla serie Genovese di una monetina molto comune da noi, per convertirla in un raro cimelio dell’Ordine di S. Giovanni. Non la forma della croce, che per l’epoca cui l’impronta mostra di appartenere, non si ha più altra croce per l’Ordine che quella così detta Maltese, cioè colle braccia a coda di rondine. Rimane adunque quella sola e lontana analogia della cifra 3 nel campo, con quella dei pezzi in rame da tre piccioli di sei Gran Maestri che dal 1582 vanno fino al 1657. Queste monetine che tutti i raccoglitori conoscono benissimo, con leggenda dalle due parti, hanno da un lato il campo inquartato dell’ordine e del G. Maestro, e dall’altra la cifra 3 nel mezzo: analogia che fu senza dubbio causa dell’errore. Oltre alla mancanza delle leggende e dell’arme, per cui non si credette bene di innalzare alla dignità di moneta il nostro pezzo, ma relegarlo tra le marche, vi è anche un’altra differenza. La forma del 3 ha uno spiccato carattere tutto suo per le maggiori proporzioni della metà superiore, e per l’allargamento triangolare del braccio, che la distingue da quella dei 3 piccioli Maltesi. Giova pur anche avvertire che la serie monetaria dell’Ordine non offre precedenti di monete anepigrafi, mentre la genovese ne ha esempi perfino nel tipo della Madonna1. senza contare i D 1, e i D 2 e specialmente quello del 2 senza il D; e se l’autore avesse avuto conoscenza dell’opera Descrizione di Genova e del Genovesato

  1. Tavole Genovesi, n. 2142. — Benven, T. 120 n. 48, etc.