Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/162

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appunti di numismatica romana 131

pare chiara dalla seguente considerazione. Appena egli venne da Licinio associato, furono senza dubbio spediti dei messi a tutte le città dell’impero a portare colla notizia l’ordine di coniare monete in nome del nuovo Augusto; e queste furono poi coniate quando Valente era già morto, ma prima che la notizia della sua morte vi fosse giunta. È un caso che probabilmente si è ripetuto parecchie volte in simili circostanze, non infrequenti nel mondo romano d’allora.

L’altro tipo invece, quello del medio bronzo, porta all’esergo le lettere S K M che parrebbero doversi interpretare come la sigla di Cizico (Sacra Kiziki Moneta?) E così potrebbe darsi che qualche altro esemplare venisse in luce delle zecche di Eraclea, Nicomedia o Antiochia, città che come Alessandria e Cizico erano comprese nel dominio di Licinio, mentre tutte le altre zecche dell’impero erano in potere di Costantino.

Le due monete conosciute di Valente, non solo sono fatte a perfetta imitazione di quelle di Licinio, ma sembrano addirittura battute coi medesimi conii che avevano già servito per le monete di quell’imperatore. Tanto il piccolo bronzo descritto, e noto ora in due esemplari, come il medio (Coh. II ediz., vol. VII, pag. 223), recentemente acquistato dal Museo di Berlino1, hanno due rovesci che troviamo identici fra quelli numerosissimi di Licinio, e hanno la rappresentazione di Giove colle leggende IOVI CONSERVATORI nel medio bronzo e IOVI CONSERVATORI AVGG nel piccolo. Il primo ha una leggenda vaga, che poteva adattarsi, qualunque fosse il diritto della moneta; il secondo, supponendolo apprestato da Licinio quando

  1. A. v. Sallet, Die Erwerbungen des Königlichen Münzkabinets vom 1 april 1889 bis 1 april 1890, nella "Zeitschrift für Numismatik, 1892, vol. XVIII.