Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/204

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monete italiane inedite della raccolta papadopoli 173

vato poco conforme alle tradizioni repubblicane il ritratto del principe sulla moneta, e prescritto di disegnarlo in ginocchio dinnanzi a S. Marco1. Con questa rappresentazione fu coniata la mezza lira, che prese il nome di marcello da Nicolò Marcello, primo doge che la coniò, e la lira, che dal doge Pietro Mocenigo fu detta mocenigo.

Appena salito al trono Andrea Vendramin, successore del Mocenigo, troviamo un decreto del Consiglio dei Dieci2 in data 6 giugno 1476, che ordina di non cambiare in alcun modo la stampa (tipo) della moneta bianca d’argento in corso, ma soltanto il nome del serenissimo principe.

In tal modo rimane provato che la coniazione del mocenigo non fu sospesa durante il regno del Vendramin, ma che forse ne venne molto limitata la emissione in causa dell’abbondante fabbricazione anteriore.


2. Argento (peso grani veneti 120 = grammi 6.210).

D/— S. Marco a sinistra cinto di aureola, che nella sinistra tiene il Vangelo e colla destra affida il vessillo al doge inginocchiato a destra: AND • VENDRAMINVS SANCTVS • MARCVS • V: lungo l’asta, in lettere sottoposte verticalmente l’una all’altra, DVX.
R/ — Il Redentore ritto su di un piedestallo benedice colla destra e tiene il globo sormontato da croce nella mano sinistra, nel campo a sinistra IC, a destra XC, attorno: • GLORIA • • TIBISOLI: sul piedestallo: • A • • Z •3.

Il terzo pezzo ed il più recente è il mezzo scudo d’oro di Pietro Landò (1539-45). Lo scudo d’oro fu

  1. Archivio di Stato. Maggior Consiglio, Registro Regina, carte 121.
  2. Ivi, Capitolare delle Brocche, carte 47, tergo.
  3. Iniziali di Alvise Zorzi, massaro all’argento, nominato il 4 aprile 1476.