Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/327

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278 francesco gnecchi

dell’orlo di questi bronzi (giacchè le due faccie della moneta avendo subita la pressione del conio, non ci resta più che l’orlo, ove poter fare le nostre osservazioni) m’avea persuaso dell’uso del martello. Tale lavoro naturalmente veniva eseguito con maggiore o minore perfezione a seconda delle epoche, e così troviamo accurati e abbastanza rotondi i primi bronzi imperiali; notiamo un miglioramento sotto Nerone, un miglioramento più deciso sotto Traiano e Adriano al momento dell’apogeo dell’arte, — nel qual tempo parrebbe di vedere che alla perfezione dei contorni, oltre che il martello concorresse anche la lima; — poi un declino subito con Antonino Pio, il quale si accentua con M. Aurelio e Commodo; e, dopo un piccolo miglioramento sotto Caracalla, si precipita nuovamente coi Gordiani, coi Filippi, fino all’epoca di Treboniano, dì Traiano Decio e di Gallieno, quando i pezzi ci appaiono irregolarissimi e addirittura informi e il cui contorno talvolta s’avvicina piuttosto ad un quadrato irregolare che non ad un circolo, talchè è ben raro che il conio riesca a coprire completamente il tondino e perciò molte volte una sola parte delle leggende rimane impressa sulle monete.

Tornando al nostro ripostiglio, mentre credo inutile dare i pesi delle verghe, ho tenuto invece nota dei pesi di tutti i singoli pezzi ed eccone il prospetto.

Pezzi ottenuti dalle verghe piatte:

Pezzo triplo da gr. 45
Pezzo doppio 40
Pezzi semplici: N. 1 da gr. 29
„ 1 „ 28.50
„ 3 „ 28
„ 1 „ 23.50
„ 1 „ 25.50
„ 1 „ 16
„ 5 „ 15
„ 4 „ 14