Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/545

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478 a. g. sambon

liscia; al rovescio, incavato dalla forza del conio, erano assai apparenti indizi della battitura a martello, e sopratutto nella radiazione che si osserva nella compagine del metallo, propria dell’oro a buona lega, quando è sottoposto a forte percussione. Del resto per quanto, con forti lenti d’ingrandimento, attentamente esaminassi la superficie e l’orlo della moneta, non mi riesciva scorgere alcun indizio di fusione: nè gl’inevitabili buchetti prodotti dalle bollicine d’aria, nè quei fiacchi contorni che risultano sempre con tal metodo. Tuttavia titubante, per la stranezza della moneta, domandai al proprietario, on. G. Fortunato, che si fosse fatta osservare ad un incisore pratico della fusione e del conio de’ metalli, e ne fummo assicurati che non poteva trattarsi di fusione.

Ammesso dunque il conio della moneta, mi sembra assai difficile possa essere una falsificazione moderna. Il disegno secco e preciso della muscolatura, l’attitudine della divinità, il rilievo di certi dettagli sono talmente in accordo con tutte le manifestazioni artistiche di quel periodo, ch’io non saprei ammettere tanta perfezione nello imitare, e una così precisa intuizione dell’antico, in qualsiasi artista odierno1.

Citerò, a questo proposito, l’opinione del chiarissimo direttore del medagliere del Museo Britannico, sig. Barclay V. Head, al quale mandai un calco di questa moneta. Gentilmente mi rispondeva, che avendo esaminato l’impronta in gesso, parevagli che la moneta non offrisse nessun indizio

  1. Esistono parecchi conii falsi di monete d’oro della Lucania. Ne conosco di Velia, di Sibari, di Eraclea, di Metaponto. Di Velia, vidi poco tempo fa uno staterò d’oro coi tipi dell’argento, dovuto ad un conio; ma lo stile della moneta lascia molto a desiderare ed il moderno fa capolino in parecchi punti. Credo si debba attribuire all’artista che lavorò il tetradramma di Velia, riprodotto dal Garrucci nell’ultima tavola della sua opera Monete dell’Italia antica. A Roma, la falsificazione delle monete antiche è diventata un’industria attivissima. Devonsi specialmente a questa turpe industria denari d’oro, medaglioni e sesterzi di bronzo degli imperatori; ma tutti questi lavori, per quanto abilmente foggiati, non reggono ad un accurato esame. Ciò nonostante la massima precauzione è necessaria per tutto ciò che è raro o di speciale interesse storico. Sono noti a tutti gli stupendi conii del Becker, di triste rinomanza negli annali numismatici.