Pagina:Rivista italiana di numismatica 1894.djvu/122

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118 e. motta - documenti visconteo-sforzeschi, ecc.
pnatione al arbitrio di spectabili commissarij generali de monete, Li grossi novi da Mantua con il tabernacolo per soldi viiij per uno, li grossi novi de Monferrato per soldi j e dinari dece luno, parpayole per dinari xxv luna, quintini ducali si non per dinari cinque luno, sotto pena de perdere le monete et de pagare per uno iiij le quale pene predicte pervengano utsupra.»
Circha il bannire et reprobare de le monete doro e dargento, che non si possano spendere ne recevere, li gateschi non se deno spendere né recevere per precio alchuno, sotto pena de perdere lo oro, firini de reno hano la tara del callo di dinari xij per gran fino a gran vj et oltra gran vj non si deno spendere ne ricevere sotto la pena predicta, et siano tagliati, ducati da la testa ducali che sian men de pexo cha de puncto, non si deno spendere ne recevere sotto la pena predicta, et se deno tagliare, li ducati veneziani, firini larghi et de camera hano la tara del callo dinari xviij per gran fin a gran doy, et oltra gran doi non si deno spendere ne recevere, sotto la pena predicta et se deno figliare utsupra.
«Scuti de Franza et de Savoglia hano tara del calo soldo uno per gran da doi gran fin in iiij, et oltra gran iiij non se deno spendere ne recevere per alcuno precio, sotto la pena predicta; le quale pene tute pervengano utsupra.
«Moneta alchuna de dinari sey et da vj in zò che non sia fabricata in le zeche del prelibato Ill.mo Sig.re nostro, et quarti di Savoglia et de Losana non si deno spendere ne recevere sotto pena de perdere la moneta et de pagare per uno quatro la qual pena pervenga utsupra.
«Grossi aragonesi li quali se spendeano per soldi sey luno non se deno spendere ne recevere per precio alcuno sotto la pena predicta, la qual pena pervenga utsupra.
«Grossi de Mantoa cherano a sol. iiij et dinari viij per cadmio, non se deno spendere ne recevere utsupra, sotto la pena predicta, la qual pervenga utsupra.
«Quindecini da la rasa chiamati charantani et ogni moneta venetiana dargento, non si possa spendere né recevere ne anchora tenere, sotto la pena predicta de perdere la moneta et de pagare per uno quatro, la quale pervengha utsupra.»


263. — 1469, dicembre 4, Vigevano. — Lettera ducale al tesoriere generale Antonio Anguissola per la ordinazione di una cassa di ferro, a tre chiavi, per riporvi i denari [Gazz. Num. di Como, anno VI, 1886, n. 12, p. 92].

Nella medesima Gazzetta, loc. cit. altra lettera dei 22 marzo 1473 per una cassetta ferrata che non si aveva modo di aprire.

(Continua)