Pagina:Rivista italiana di numismatica 1894.djvu/218

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206 francesco malaguzzi valeri

cosa grata a quella.... dilettissima cittade aveva deciso che per l’avvenire le moraiole e colombine non si potessero spendere ne’ suoi domini per più di undici quattrini, che pei pagamenti maggiori di venti scudi non potessero adoperarsi sesini e quattrini se non per la somma di dieci lire imperiali e dai venti scudi in giù se ne adoprassero solamente quanti occorrevano per colmare la sesta parte del debito. Affinchè poi quelli che possedevano quattrini forestieri proibiti, avessero il tempo di liberarsene, mandandoli fuori del dominio estense, dava un mese di tempo per proibirli. Permise poi che si battesse moneta alla zecca, ordinando si restituissero al maestro di zecca i punzoni dello scudo, delle monete da soldi dieci e dei mezzi giulii, purchè queste monete si fabbricassero di buon argento1.

Il 1° aprile 1544 assumevano l’appalto della zecca Benardino Signoretti e Nicolò Maria Taccoli; il contratto di locazione però, che sarebbe importante perchè gli stessi patti si ripeterono negli anni seguenti, non fu rinvenuto. La notizia si rileva da un successivo contratto di locazione.

Per l’anno 1545 ebbe l’appalto della zecca reggiana Bernardino Signoretti che rimase pure fino al luglio del susseguente 1546, colle condizioni precedenti2.

Gli succedeva Nicolò Parisetti, reggiano esso pure: i soprastanti si riservarono poi il diritto di nominare due saggiatori che avessero a fare due saggi di monete d’oro e d’argento3.

Con atto 13 gennaio 1547 succedeva al Parisetti, come locatario della zecca, Francesco Maria Calcagni

  1. Arch. cit. — Registri delle lettere, 1543, 25 maggio.
  2. Ibid.
  3. Ibid.