Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/219

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il museo bottacin 211

derne tre. La prima, che per di più è anche inedita, è un cavallotto anonimo, il quale, per l’analogia che presenta con altri simili pubblicati da Tenivelli, Mader e Litta, credo spettare al Cardinale Bonifacio Ferrero che primo fra quelli abati esercitò il diritto della moneta, per concessione di papa Clemente VII (Tav. IV, n, 3). Le altre due, che portano il nome dell’abate Ferdinando Ferrero, sono quelle che vedonsi raffigurate nelle tavole del Litta, grosso forse la prima, quattrino la seconda.


Crevacuore e Messerano.


Da più autori fu riportato un privilegio dell’anno 1249, col quale Guglielmo Imperatore concedeva ai Fieschi, con altri diritti, quello pure della zecca, ed il Litta affermò, ancora prima di quell’anno avere essi battuto moneta in qualità di Conti di Lavagna. Gli angusti limiti del presente lavoro non concedono digressioni sull’attendibilità di tali notizie, ne io sarei da tanto di farle concludenti, ma poiché in breve sarà fatta pienissima luce anche in questo campo per opera di chi già tanta ne versò sulla patria numismatica, basterà per intanto ch’io mi attenga al fatto delle monete divulgate dei signori di Messerano, le quali non risalgono più in là del principio del secolo XVI, e spettano in parte a due personaggi della famiglia Fieschi, ed in maggior copia a sei del casato Ferrero di Biella che da quelli ereditarono feudi e privilegi.

Furono le loro monete battute in Crevacuore ed in Messerano, e sebbene non manchi a questo gabinetto l’anonimo grosso tirolino colla leggenda: moneta nova crepachorii, evidente fattura del secolo XIV, emmi quel pezzo ancora troppo oscuro perchè io possa azzardarne qualche attribuzione. Le altre monete più sicure e più osservabili dell’una e dell’altra zecca sono le seguenti: Di Lodovico II con Pier Luca Fieschi evvi il testone coll’aquila ed il San Teonesto a cavallo; di Lodovico II solo, due testoni colla di lui effige ed il santo assiso; di Pier Luca II, il testone dall’aquila col santo ritto, e sono tutte belle monete.

I Ferreri contano otto pezzi, e sono rimarchevoli la imita-