Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/370

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356 luigi rizzoli


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Ad Jacopino che tenne il governo di Padova assieme al nipote Francesco I dal 1350 al 1355, anno in cui venne da questo relegato nella rocca di Monselice1 il Verci attribuisce il carrarino, che nel rovescio ha la figura di S. Prosdocimo seduto, ed all’intorno * S * PSDOCIMVS *; nel dritto una croce ornata, tagliante tutta l’area, negli angoli superiori della quale si leggono le lettere I A e negli inferiori si vedono due piccoli carri, all’intorno: * CIVIT * PAD.

Naturalmente come le lettere I A possono significare Jacopino, non meno verosimilmente indicano Jacopo II, anzi a questo io l’attribuisco, accogliendo le molte e buone ragioni, addotte dallo Zanetti in sua nota alla dissertazione del Verci, ragioni che qui intendo riassumere. Anzitutto perchè Jacopino da solo non battè mai monete, e lo provano non solo la mancanza di queste, ma anche il sigillo apposto in fine di un documento spettante ad Jacopino e Francesco I2 nel quale non si trovano i nomi dei detti principi, ma il solo carro; in secondo luogo perchè la paleografia delle lettere, la grandezza della moneta, il complesso della fattura ed il peso sentono più dell’arte degli aquilini, che non di quella più moderna dei carrarini di Francesco I.


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Ciò che s’è detto per il carrarino devesi pure ripetere per il denaro piccolo, che il Verci ritiene di

  1. Andrea Gloria, Monumenti della Università di Padova. Vol. II 1318-1405), pag. 21.
  2. Zanetti, Op. cit., Vol. III, pag. 391, nota 367.