Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/479

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la zecca di bologna 455

stendardo dalla croce comunale1 e nel rovescio il S. Pietro in piedi colle parole all’ingiro S. PETRVS APOSTOLVS. Ai bolognini d’argento fu lasciato il motto MATER STVDIORVM, come si vedrà nelle descrizioni delle monete che riporteremo a suo luogo.

In questo tempo però andavano diminuendo di qualità i piccioli, dei quali se ne ricavavano 768 per libbra e l’argento essendo ridotto a grani 1226 2/3, ogni denaro non conteneva più di grani 1 43/72 di fino: di qui il deprezzamento dei danni piccoli e la necessità di una moneta spicciola più grossa nei quattrini coniati, come vedremo, nel 1404 e che equivalevano a due soli dei nostri denari2.

Del 1385 ci rimane l’indicazione precisa del luogo in cui era la zecca in un atto dell’8 novembre, da cui risulta che presenti all’estrazione delle monete erano i rappresentanti del Comune, i cambiatori e una rappresentanza della società degli orefici come interessata a conoscere il saggio delle monete coniate: vi è detto che teneva l’officina Tommaso di ser Gerardo de la Lana, cessionario di Rodolfo dei Sabatini e che l’officina era posta in capella sancta Tecle de Portanova ossia circa nella località dell’attuale palazzo degli Anziani. Nel XIII secolo invece era stata presso (forse dentro) il palazzo del Podestà. Trovammo che, nel 1433 non era più nel luogo sopradetto. Vedremo che più tardi fu situata al pian terreno di una delle case Bentivoglio e che solamente verso la fine del XVI secolo fu costrutto espressamente il palazzo della zecca che rimane tuttora.

Nel 1398 22 aprile, nuova provvigione per coniar

  1. Si noti che la croce rossa in campo bianco è lo stemma del Comune e il motto libertas quello del Popolo. Nel sec. XIV incominciarono ad essere uniti insieme.
  2. Salvioni, Op. cit.