Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/492

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468 francesco malaguzzi

relative impronte rimasero le stesse stabilite l’anno prima. Seguirono altre gride d’indole varia: per limitare il valore dei pecchioni milanesi, in corso a Bologna, a otto quattrini l’uno: per comminare pene ai falsificatori e tosatori di monete, sempre numerosi qui, come dovunque: per stabilire che le monete tosate si dovessero accettare per 1/3 di meno del valore solito e che i ducali veneti fossero ridotti a soldi 57 e i fiorini a 56 (11 ottobre 1470): i grossi fiorentini e i grossetti del cavallotto essendo stati riconosciuti di non giusto peso furono messi a soli 20 quattrini i primi e a nove i secondi (2 dicembre 1473).

Allo scadere del termine fissato coi due locatari, il contratto, nel 1468, fu rinnovato coi medesimi1, ma per un termine minore, perchè il 2 novembre 1472 si cedeva l’officina a Lodovico Canonici che questa volta l’assumeva a nome dell’intera società degli orefici. Questi si affittarono la zecca per cinque anni e s’impegnarono a coniare alla solita stampa e lega per cento fibre di monete d’oro fino ogni anno e trecento d’argento: quanto alla moneta bassa ne avrebbero coniato quello che sarebbe ritenuto necessario: avrebbero scelto il locale dell’officina in luogo pubblico e al soprastante avrebbero dato un soldo per ogni libbra di moneta d’oro coniata, e denari sei per ogni libbra d’argento, oltre la provvigione assegnatagli dal Comune: in caso di guerre, malattie contagiose o altre disgrazie avrebbero, (secondo l’uso) abbandonato la zecca e si sarebbe dichiarato sciolto il contratto. Questa ultima riserva trova la ragione nel fatto che in quei tempi una città colpita da uno di quei flagelli, allora tanto comuni, veniva a trovarsi isolata e abbandonata dalle popolazioni finitime e tanto più dalle classi commer-

  1. Alidosi, Operette, v. 3.