Pagina:Rivista italiana di numismatica 1898.djvu/110

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quello di Correggio del 1603; vengono poi quelli di Maccagno del 1622: di Sabbioneta 1637: di Bozzolo 1638 e 59: di Loano 1669, ed altri senza data di alcune di queste zecche, più uno di Frinco. Le ultime contraffazioni di questo tallero nate, come quella di Loano, nell’epoca classica dei luigini, ossia negli ultimi anni prima del 1669, aveano comune con queste monetine lo scopo, cioè l’esportazione in levante, dove erano anch’essi ricercatissimi; e come i luigini, anche i talleri finirono quasi totalmente verso la fine del 1669, quando trovarono definitivamente chiusi i porti levantini a questa speculazione.

Eccone ora uno anonimo, che dalla specialità del titolo si dimostra come appartenente agli Spinola. Esso fa parte da poco tempo della splendida collezione di S. A. R. il Principe di Napoli, e dall’Augusto possessore me ne fu spedito un calco perchè lo pubblicassi, ritenendolo egli come un prodotto della officina di Tassarolo. E per vero, la leggenda del dritto per metà italiana, ci assicura sulla nazionalità della moneta: e sebbene altre famiglie avessero il titolo di Conte Palatino, non trovo che, come gli Spinola, ne facessero uso sulle monete. Rimane la questione se debbasi assegnare ad Agostino, cioè all’epoca anteriore al 1616, oppure al nipote Filippo dal 1616 in poi. Il primo ha bensì imitato la moneta d’oro Olandese ed altre italiane, ha contraffatto pure qualche piccola moneta1, ma l’epoca delle vere contraffazioni in grande nella zecca di Tassarolo, non comincia che sotto Filippo Spinola2, Per cui parmi più probabile che l’emissione del tallero avvenisse sotto quest’ultimo, e precisamente verso

  1. V. Olivieri, Monete degli Spinola. Genova, 1860 — Kunz, in Periodico Strozzi, Vol. I, p. 183 e tav. X, n. 8, per la contraffazione d’una parpagliola di Casale.
  2. V. Olivieri, Op. cit. alla p. 73 e seguenti.