Pagina:Roma Antica 4.djvu/108

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36 MEMORIE

rio, e l’anno passato vi si trovarono dell’altre statue; ma non avendole viste, non posso dire, che siano, ma bisogna che fosse luogo delizioso.

85. In un altra vigna incontro alla detta, mi ricordo vi fu trovato un Seneca1 di marmo nero, con altri frammenti di statue, ed alcuni pezzi di termini.

    parla il Vacca del tempo, in cui l’Eredità Fusconi già passata era in Casa Pichini, mediante il matrimonio della suddetta Marzia, col Conte Alessandro Pichini seniore e nomina la Statua, come appartenente non più a Mastro Francesco, primo padrone, ma a Monsig. di Norcia, cioè Adriano Fusconi Nipote di Francesco, che oltre essere stato in Corte di Giulio III Sommo Pontefice, era dal medesimo fino dal 1552 stato eletto Vescovo di Aquino; restando con tale notizia dileguata ancora quell’apparenza di contradizione tra’ Scrittori, leggermente toccata dal Gronovio, a cagione, che il Perracchi diceva ritrovarsi quella insigne opera nelle case del Reverendissimo di Aquino , ed il Perrierio in quelle de’ Pichini, poichè mediante il suddetto matrimonio si conosce ora chiaramente, che da ambidue si diceva il vero, considerate l’Epoche diverse, e per conseguenza la varietà della denominazione, non portava seco né diversità di luogo, né diversità di soggetto.
    Non si può per ultimo tralasciare di avvertire il nuovo distinto pregio, che si é presentemente accresciuto a questa tanto celebrata Statua, coll’acquisto fattone dal Sommo Regn. Pont. CLEMENTE XIV, che tra le gravissime cure del suo glorioso Pontificato, non lascia di pensare ancora a tutto quello, onde possa la città di Roma trarne lustro maggiore, e decoro, avendo destinato un così nobile acquisto, con altre Antichità di molto pregio, che pure esistevano nel Palazzo della estinta Famiglia Pichini, ed in altre parti ancora, all’ingrandimento del Museo Profano nel Vaticano. Idea veramente grande e degna dell’animo generoso di Nostro Signore, che merita di avere ogni più felice progresso, come ci conforta a sperarlo l’illustre cominciamento, che ha conseguito questa magnanima idea nell’acquistare un Monumento, che non cede in bellezza e maestrìa a niuno di quanti ne ha tramandati a noi tutta l’Antichità, a giusto titolo perciò chiamato, miracolo della Greca Scultura; essendo concorsa la natura stessa colla singolarità del marmo a renderlo più ammirabile.

  1. Il Seneca qui riferito può credersi, che sia quello che si vede nel Palazzo della Villa Pinciana.