Pagina:Rosselli - Scritti politici e autobiografici, 1944.djvu/92

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I quattrocento morti di Vienna e di Linz sapevano, in vita, a che cosa andavano probabilmente incontro. I duemila delle Asturie pure. Certo anche tra loro si contano le vittime ignare. Ma sono la minoranza. Gli altri avevano scelto il loro destino.

Ma la guerra militare, la guerra imperialista, la guerra statale, la guerra degli eserciti obbligatori, quale barbarie, e sopratutto quale inutilità! L’uomo è ridotto in polvere dal momento in cui viene mobilitato. Venti e più anni dopo il 1914, ci troviamo in un mondo più povero, più disperato, e non meno minacciato dalla catastrofe. I dieci milioni di morti sono caduti proprio invano e, quel che è più orribile, sono caduti quasi tutti coatti.

Ora la guerra che il fascismo si prepara a fare in Africa cumula in sé tutte le ignominie che abbiamo elencato. È guerra di conquista e di conservazione della dittatura, guerra di capitalismo e di stato, guerra mercantile e coloniale, è macello obbligatorio di gioventù che avrà la scelta tra la morte e magari lo sventramento in battaglia e la malaria, la dissenteria, l’anemia tropicale.

Per accettare una simile guerra, e ancor più per esaltarla, bisogna essere dei pazzi o dei rincretiniti da dieci anni di regime.

Per combatterla basta invece voler bene al paese, volere il bene degli italiani. Restare umani.

Noi abbiamo scelto la nostra via.

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