Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/131

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120 giulio cesare


non abbandonarmi! innalza una barriera insormontabile fra il mio cuore e la mia lingua: ho l’anima virile, ma le forze soltanto di femmina. Ahi quanto è scabra in donna la fermezza! Lucio, Lucio, oimè! qui ancor dimori?

Luc. Ma che far deggio, madonna? che m’imponete di fare? Andrò io al Campidoglio senza cagione da ciò? ritorneronne io senza nulla aver operato?

Porz. Sì, va... Lucio, va; e dimmi poscia qual volto avea il tuo signore; quai sembianze portava. Nota ancora ciò che fa Cesare; nota quai supplicanti gli stanno intorno. Ascolta, Lucio. Bruto uscì stamane malato.... Ah! che rumore è questo?

Luc. Io nulla odo.

Porz. Porgi attento l’orecchio, attento... Odi tu? Intesi un fragor come di battaglia, che i venti portavano dal Campidoglio.

Luc. Affè, madonna, ch’io nulla intendo.      (entra l’Indovino)

Porz. T’accosta, passeggiero. Di dove vieni?

Ind. Da’ miei lari, nobile signora.

Porz. Che ora è?

Ind. Forse nove.

Porz. Cesare è ito al Campidoglio?

Ind. Non ancora, signora; e vo appunto ad appostarmi per vederlo quando v’andrà.

Porz. Sei forse un consigliere di Cesare? Di’, lo sei forse?

Ind. Lo sono, signora; e così piacesse a Cesare d’ascoltarmi, come lo consiglierei a ben amar se stesso!

Porz. Che! sapresti qualche pericolo che lo minacci?

Ind. Nulla, ch’io sappia; ma di molti ho tema. — M’allontano, signora, perchè qui troppo angusta è la via; e la folla di senatori, di sacerdoti, di supplicanti, di popolo, che ognor cinge Cesare, potrebbe soffocare un debole vecchio. Andrò in luogo più ampio, e parlerò al grand’uomo.                                   (esce)

Porz. Io pure debbo allontanarmi... Ah! pietà di me!.... Qual misera cosa è il cuore d’una donna!... Bruto! Bruto! Gli Dei sian propizj alla tua impresa!... (volgendosi, e vedendo Lucio, fra sè) M’avesse costui intesa....? (ad alta voce) Bruto chiederà cosa a Cesare, che Cesare non accorderà..... Ahi! ch’io già manco..... Corri, vola Lucio... rappresentami alla memoria del mio sposo... Digli che lì tu mi lasciasti... digli che in lui m’affido... Vanne, e riedi tosto colle parole che t’avrà dette.               (escono)