Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/253

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242 la tempesta

torturerò le tue membra con sì inauditi martori, che le belve a’ tuoi urli fuggiranno smarrite dai loro antri.

Cal. No, te ne prego, andrò; resta, (a parte) Convien che obbedisca: sì potente è la sua arte, che sottomettere anche potrebbe il Dio di mia madre, Setebos, e farne un suo soggetto.

Prosp. Sia dunque, schiavo; esci di qui!

(Caliban esce; rientra Ariele invisibile, suonando un liuto e cantando; Ferdinando lo segue)

Canzone d’Ariele.

«Venite su quest’auree sabbie, e porgetevi le mani: mentre fra voi corrono i saluti e i baci, le acque insolcabili cessano di mugghiare: intrecciate qua e là vaghe danze; e voi, dolci Intelligenze dell’aere, accompagnateli col canto».

(gli Echi qua e là ripetono)

«Udite, udite il latrar dei mastini, che l’aere introna, e sorvola alle stelle! Udite, udite l’araldo del dì, che empie l’aure colla canzone del mattino».

Ferd. Dov’è questa celeste musica? l’arrecano i zeffiri? è della terra? Oh! essa finì. Certo segue i passi di qualche divinità dell’isola. Seduto sopra uno scoglio, ove piangeva il naufragio del padre mio, questa melode sorgendo dalla superficie dell’onde, dolcemente mi penetrò l’orecchio; e sì soavi n’eran gli accordi, che calmarono in pari tempo e gli irritati flutti e il mio dolore. Sursi per seguirla, o forse ne fui trascinato... Ma essa dileguò... No, già ricomincia!

Ariele canta.

«Sotto l’acque del mare tuo padre è sepolto; ma l’ossa sue rivivono cangiate in puro corallo. Dove furon gli occhi suoi, ivi ora splendono due perle; e il sublime sepolcro che gli diè tomba, non fè’ che rivestirlo di più tersa sustanza. Ad ogni ora le Ninfe del mare suonan per lui la squilla degli estinti. Odi! ne intendo il gemito che al fragor delle onde mestamente s’accoppia».

(gli Echi ripetono una melodia melanconica).

Ferd. Questi canti mi chiamano al pensiero la catastrofe del padre mio; nè opera son di mortali, nè appartengono alla terra. Ecco, ora si elevano, e trasvolano sul mio capo.

(Prospero squarcia il velo di nebbia in cui insieme con Miranda s’era occultato, e parla alla figlia)