Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/269

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258 la tempesta

meno la fatica; perchè il mio cuore vi si assoggetterebbe, mentre il vostro vi ripugna.

Prosp. Povera fanciulla! il veleno ti si apprese; e questa visita lo mostra.

Mir. Siete abbattuto!

Ferd. No, gentil donzella; mostratevi a me la sera, e riavrò in un punto tutte le forze del mattino. Ve ne scongiuro, ed è per porlo fra le mie preghiere, qual è il vostro nome?

Mir. Miranda. Oh padre mio! pronunziandolo, disobbedii al tuo cenno.

Ferd. Miranda! oh degna d’ammirazione Miranda! Sì, la più stupenda delle meraviglie tu sei, il tesoro più degno che l’universo racchiuda! Ho veduto molte fanciulle, e gli occhi miei le esaminavano con cura, mentre talvolta accadeva che la melodia delle loro voci si cattivasse l’orecchio mio, tutto intento ad ascoltarle. Molte belle mi piacquero, taluna per un pregio, tal’altra per un altro; ma una donna che mi letiziasse tutta l’anima non vidi giammai, apparendomi sempre qualche pecca accanto alla dote più cospicua, che ne offuscava lo splendore. Ma voi, voi, che veggo perfetta e senza eguali, oh! a voi il Cielo fornì tutte le più care avvenenze che adornano le altre creature!

Mir. Alcuna non ne conobbi del sesso mio, nè ricordo i lineamenti d’altra femmina; e solo m’è noto il mio viso, per l’immagine che me ne riflette lo specchio. Ignoro pure quali siano i volti degli uomini che abitano lungi da quest’isola; ma sulla mia innocenza, che è il gioiello della mia dote, non vorrei per compagno al mondo altri che voi; nè la mia mente può raffigurarsi volto dissimile dal vostro, che mi potesse piacere. Troppo però io favello, e obblio i voleri di mio padre.

Ferd. Nacqui principe, Miranda; e ora forse son re (così nol fossi!). A questo vile ufficio quindi non mi sottometterei più di quello che tollerar volessi l’ape importuna che mi si posasse sul volto. Ma ascoltate il linguaggio dell’anima mia: appena io vi ho veduta, il mio cuore divenne schiavo; in voi sta la potenza che mi rende soggetto, e amore solo è quegli che mi fa tanto docile.

Mir. Mi amate, Ferdinando?

Ferd. Se amo voi? O cieli, o terra, siate testimonii del mio giuramento, e coronate d’un lieto successo il pensiero che paleso, se è schietto; dannatelo in perpetua sventura, se è fraudolento o fallace. Sì, vi amo, vi estimo, vi adoro al di sopra di tutte le cose che possiede il mondo.