Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/316

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atto secondo 305

che egli affidò alla custodia dell’ardito Jago. Il suo arrivo a queste sponde, prevenne il nostro pensiero: in sette dì fu operato. Gran Dio, proteggi Otello! Enfia le sue vele del tuo soffio potente: permetti che il suo lieve vascello rechi la gioia in questa contrade; ch’egli qui venga a godere le care estasi dell’amore fra le braccia della sua Desdemona, a raccendere con nuovo fuoco il nostro coraggio estinto, e a spargere la fiducia nella nostra isola! (entrano Desdemona, Emilia, Jago, Rodrigo e seguito) Oh! mirate: le ricchezze, che il vascello recava, vi stanno innanzi. Popoli di Cipro, inchinatevi al suo cospetto. Salute, nobile Desdemona: il favor del cielo vi precede, vi segue, v’attornia da ogni parte!

Desd. Vi ringrazio, generoso Cassio. Quali novelle potete darmi del mio sposo?

Cass. Non giunse ancora; ma so che non corre alcun pericolo, che ben tosto lo vedrete in porto.

Desd. Nondimeno... ah! temo... Come vi divideste da lui?

Cass. Fu questa lotta de’ cieli coi mari, che ci separò... Ma udite: una vela! (gridi al di dentro; Una vela! una vela! quindi il cannone che tuona)

Gent. Nuovi compatrioti salutati dalla fortezza.

Cass. Ite ad accertacene, (il Gentiluomo esce) Buon alfiere, siate il ben giunto; siatelo voi pure, signora (ad Emilia abbracciandola). Jago, non offendetevi della mia arditezza: debbo all’educazione da me ricevuta questa famigliarità.

Jago. Se ella vi fosse così prodiga di baci, come a me lo è di parole, in breve ne sareste satollo.

Desd. Oimè! ella non parla mai.

Jago. Anche troppo, in mia fè; e ben ne fo sperienza allorchè mi sento inclinato al sonno. Innanzi a voi, signora, ne convengo, essa tace; ma il suo cuor mormora, e favella col pensiero.

Emil. Nessun motivo avete per dir così.

Jago. Oh! ite, ite: fuor delle soglie delle vostre case voi simulate sempre maschere vezzose; ma fra i domestici lari siete tigri ruggenti ad ogni istante: angeli allorchè offendete; demoni quando siete offese: dissipatrici del tempo il dì; e valenti a metterlo a profitto la notte.

Desd. Oh! vergogna a te, calunniatore.

Jago. Che io divenga Turco, se non dico il vero. Voi sorgete per non far nulla, e vi coricate per fare.

Emil. Non vorrei aveste a scrivere il mio elogio.

Jago. No, no, ch’io nol faccia!