Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/323

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312 otello

rimbomba; un soldato non è che un uomo, nulla di più certo; l’uomo è fragile come il cristallo; e poichè la sua vita è sì breve, il soldato abbia perennemente il bicchiere alla mano». Vino! vino! olà!      (vien recato il vino)

Cass. Pel Cielo, è una bella canzone!

Jago. L’apparai in Inghilterra, dove si beve molto. I vostri Danesi, i vostri Tedeschi, i vostri panciuti Olandesi... son nulla in paragone dei Britanni.

Cass. È dunque l’Inglese sì valente nel mescere?

Jago. Ei beve di sangue freddo il vino che basterebbe a uccidere un Danese, ad ubbriacare un Tedesco, a far recere un Olandese.

Cass. Alla salute del nostro generale!

Mont. Vi fo il secondo, luogotenente, e di cuore.

Jago. Oh dolce Inghilterra! (canta) «Re Stefano era un degno re; ma facea troppa pompa di vani addobbi. Nell’umiltà in cui la sorte ti pose, non imitare l’esempio di colui. La superbia cagiona la ruina degli imperi; sii perciò umile, e ti appaga del tuo mantello rattoppato». Vino, olà!

Cass. Canzone ancor più bella della prima.

Jago. Vuoi che te ne ripeta?

Cass. No. Chiunque commette simili abusi, è indegno del posto che occupa... sia... il mondo gira... il cielo cuopre tutto... egli ha creato uomini che sono eletti, ed altri che eletti non sono.

Jago. È verità incontrastabile, luogotenente.

Cass. Quanto a me, senza far onta al mio generale, nè ad alcun altro de’ miei capi, credo di appartenere al numero degli eletti!

Jago. Ed io pure.

Cass. Sì, ma al vostro posto, messere: prima il luogotenente; poi l’alfiere. Non se ne parli più. Attendiamo ai nostri uffici. Dio ci perdoni le nostre peccata!... Signori, a noi, a noi!... Non crediate ch’io sia briaco... Quest’è il mio alfiere... questa è la mia mano diritta, e questa la sinistra. Non sono briaco, e possa stare in piedi e parlar bene.

Tutti. A meraviglia!

Cass. Che meraviglia? dicovi che son sano: nè il vino mi nebbriò.     (esce)

Mont. Su, su, compagni! alla spiaggia; a disporre le sentinelle.

Jago. Vedeste quell’uffiziale che partì? è un guerriero simile a Cesare per ordinare una battaglia; ma ha quel vizio che bilancia le sue virtù, eguale da entrambi i lati, come le notti e i giorni nell’equinozio. Quanto degna di pietà è la sua debolezza! Temo che