Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/362

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atto quarto 351

Egli cena stanotte presso una cortigiana; e là io andrò a trovarlo. Ignora ancor tutto colui rispetto alla sua promozione. Se volete spiarlo all’uscir da quel luogo, io terrò modo perchè venga a voi fra la mezzanotte e un’ora, onde possiate sorprenderlo, e scegliere il momento opportuno: sarò allora a due passi da voi pronto a secondarvi; talché egli, fra noi due, cadrà. Venite; non vi sgomenti il disegno; seguite i miei passi; vi mostrerò con tale evidenza la necessità della sua morte, che vi riputerete in dovere di procurargliene. Via, via, è ora di cena; e la notte trascorre rapida; all’opera, amico.

Rodr. Voglio maggiori prove di ciò.

Jago. E ne avrete a piacer vostro.     (escono)


SCENA III.

Altra stanza della cittadella.

Entrano Otello, Lodovico, Desdemona, Emilia, e seguito.

Lod. Ve ne supplico, signore, non mi accompagnate più oltre.

Ot. Oh! perdonatemi: il camminare mi farà bene.

Lod. Signora, buona notte; io vi ringrazio umilmente.

Desd. La vostra presenza ne fece onore.

Ot. Volete uscir meco, signore?... Oh!... Desdemona.

Desd. Mio sposo!

Ot. Andate tosto a coricarvi; in breve tornerò. Licenziate la vostra compagna; e badate che sia fatto.

Desd. Lo farò, signore. (escono Otello, Lodovico e seguito)

Emil. Come va ora? E’ parmi più mansueto di prima.

Desd. Disse che fra breve tornerebbe; e comandommi d’andare a letto, e di licenziarvi.

Emil. Licenziarmi?

Desd. Fu il suo volere; onde, buona Emilia, dammi la mia veste notturna, e addio. Ora ne conviene esser guardinghe più che mai, per non fargli dispiacere.

Emil. Vorrei non l’aveste mai veduto!

Desd. Così non vorre’io: il mio amore accarezza tutto che da lui mi deriva; talché i suoi dispregi, le sue scortesie... pregoti di staccarmi queste spille... hanno in sé qualcosa che mi muove ad amarle.

Emil. Ho posto sul vostro letto quelle coltri che mi avete commesso.

Desd. Tutto è uguale... Oh mio buon padre! Quanto sconsi-