Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/525

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138 coriolano


Br. Sì, non ci risparmiate. Aggiungete, che, malgrado la vostra ripugnanza, vi abbiamo assordati col suo panegirico, facendo risaltare i servigi che sì giovine rese alla patria, e che ha continuato per tanto tempo a renderle; rappresentandovi la nobiltà della sua origine, che appartiene all’illustre casa dei Marzii, da cui uscì quell’Anco, nipote di Numa, che dopo Ostilio regnò in Roma; e a quei famosi Publio e Quinto, a cui andiamo debitori del più superbo e del più utile de’ nostri acquedotti; e a quel Censorino, sì diletto al popolo, che tal nome ebbe per essere stato due volte Censore, venerabile e degno suo proavo.

Sic. Nato di tali padri, sostenuto da merito degno de’ primi onori, ecco l’uomo che abbiam dovuto raccomandare alla vostra riconoscenza; ma comparando l’attuale sua condotta colla passata, avete scorto in lui il vostro nemico eterno, e rivocate gl’imprudenti voti che proferiste.

Br. Chiarite, sopratutto, e non cessate di ripeterlo, che mai adottato non l’avreste senza le nostre instigazioni. Tosto che il vostro numero sarà compiuto, ite al Campidoglio.

Tutti i Citt. Così faremo; quasi tutti ci pentiamo della nostra elezione.     (escono)

Br. Lasciam che vadano. È meglio che questa piccola sommossa fruttifichi alla ventura, di quello che attendere un momento sicuro per eccitarne una maggiore. Se, conservando il suo carattere, infuria vedendo il loro rifiuto, osserviamlo dappresso, e rispondiamgli in guisa da trar partito della sua ira.

Sic. Andiamo al Campidoglio; vi giungeremo prima della folla; e ciò che questa farà, incitata da noi, non sembrerà, com’è in parte, che opera sua.      (escono)