Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, III-IV.djvu/522

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atto secondo 175


Gad. Fermati.

Fal. Così fo, mio malgrado.

Poins. Oh, è il nostro can da presa; conosco la sua voce.

(entra Bardolfo)

Bard. Qual novelle!

Gad. Incamuffatevi, incamuffatevi; su, presto, mettetevi le maschere; vi è denaro del re che discende dalla montagna, indirizzato allo scacchiere di Sua Maestà.

Fal. Mentite, mariuolo; esso va alla taverna del Monarca.

Gad. Ve n’è abbastanza per porci tutti in condizione...

Fal. Di essere appesi.

P. Enr. Signori, voi quattro li attaccherete di fronte nell’angusto della via; Ned, Poins ed io li aspetteremo qui: se sfuggono al vostro scontro, cadranno nelle nostre mani.

Pit. Ma quanti sono?

Gad. Dieci o dodici.

Fal. Pel Cielo! Non potranno allora invece derubar noi?

P. Enr. Quanto è codardo questo sir Giovanni Punch!

Fal. In fede mia non sono Giovnani di Gaunt, vostro bisavolo; ma non sono neppure un codardo, Enrico.

P. Enr. Ebbene, si vedrà alla prova.

Poins. Amico, il tuo cavallo sta dietro alla siepe; allorchè ne abbi bisogno, lo troverai colà. Addio, e tienti fermo.

Fal. Ora non potrei io ucciderlo, dovessi anche poscia essere flagellato!

P. Enr. Ned, dove sono i nostri abiti?

Poins. Qui vicino, seguitemi.

(escono il principe Enrico e Poins)

Fal. Adesso, miei signori, ad ognuno secondo il merito suo; ognuno alle sue bisogne.     (entrano vari viaggiatori)

Viagg. Vieni vicino; il mozzo condurrà i nostri cavalli fino al basso del colle: andiamo un poco a piedi per affrancarci sulle gambe.

I ladri. Fermatevi.

Viagg. Iddio ci benedica!

Fal. Ferite: atterrateli, sgozzateli. Ah! maledetti! Ribaldi che vi cibate di prosciutto! Costoro ne odiano, miei amici: atterrateli, spogliateli dei loro velli.

Viagg. Oh, siamo perduti noi e quello che possediamo per sempre.

Fal. Dio vi danni, ricchi impinguati; voi siete perduti. Su, su, vecchi avari, vorrei che i vostri magazzini fossero