Pagina:Saggio di canti popolari veronesi.djvu/12

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Questo bisogno venne subito e prepotentemente sentito dalli illustri pensatori moderni, e di qui la storia da pomposa apologia di pochi e soli individui mutossi in narrazione diligente, ragionata e diffusa delle geste dei popoli che tanto a ciascuno di loro sovrastano per grande che egli sia quanto il tutto è sempre maggior della parte; di qui li studii faticosi e profondi sopra ciò che dai popoli emana, affine di indagarne le origini, scoprirne le parentele, stabilirne le vicende, i costumi, la intelligenza, il carattere, presagirne li eventi, e dietro la secura ed intera loro conoscenza avviarli con ottimi ordinamenti a un avvenire di gloria e di felicità.

«Lo studio proprio dell’uomo è l’uomo» disse Alessandro Pope1; ma tale studio praticato dai fisiologi e dalli anatomici sulla esteriore parvenza o sulla interna organazione dell’individuo, non può certo dal filosofo condursi che sopra le manifestazioni di lui; manifestazioni affidate quando ai monumenti, quando, e piu spesso, alle leggi, alle tradizioni, alle usanze, ai pregiudizii, ai racconti, ai proverbj ed ai canti che trasmessi di generazione in generazione si conservano per ordine d’anni lunghissimo, e comunque subiscano modificazioni continue nelli accidenti restano sempre eguali nella essenza, così da permettere allo scrutatore sagace di indovinarne senza errore la origine prima.

Egli è per questo che nelli ultimi tempi sursero dappertutto cercatori accurati di ogni cosa al popolo spettante, e che di quanta riuscirono a scoprire diedero in luce raccolte con eruditi commenti illustrate. Cercatori che sprezzando il ghigno beffardo dei malevoli o delli ignoranti i quali all’opera loro come a dannabile inezia scherniscono, giovarono invece e grandemente coloro che sanno come non si possano saviamente governare le genti sotto un aspetto qualunque senza conoscerne con precisione l’intima natura: come tale natura si riveli decisa in ogni grande o minimo loro atto, così che all’acuto filosofo può tanto bastare il vederle folgorar fieramente sopra un campo di guerra il nemico, quanto sudare tranquille nello



  1. Saggio sopra l’uomo; Londra 1763, a spese di Antonio Graziosi. — Lettera II. pag. 27.