Pagina:Saggio di racconti.djvu/121

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cecchin salviati 113

prese il lume, corse innanzi al padre, e ambedue uscirono dalla camera.

Chi è andato a letto con una buona nuova potrà dire se l’Anna e Francesco si addormentarono subito, o immaginare che cari sogni avranno fatto. Anche Michelangiolo prima di dormire dovè godersi alcuni momenti di consolazione. Egli s’era staccato dal cuore una spina, una spina che ancora non lo pungeva, ma era lì lì per intaccarlo. Benchè si fosse dato a credere che lo smagrimento di Francesco dipendesse dal mal di crescenza, nonostante quella continua malinconia cominciava a dargli pensiero, ed a costo di perdere ogni speranza pel traffico, era contento d’averlo esaudito.

UNA BOTTEGA D’OREFICE

Alla coscia del Ponte vecchio, sulla destra dell’Arno, stava un orefice zio di Francesco, e teneva in bottega tre o quattro giovani disegnatori, tra i quali il Diacceto. Ivi praticava anche il Naldini, e tutti con assiduità studiavano l’arte sui più bei lavori dei maestri che fiorivano in quel tempo, come di Michelangiolo Buonarroti e di Andrea del Sarto. Nei loro colloqui ragionavano sempre delle delizie e della storia dell’arte, rammemorando com’ella fosse risorta e perfezionata in Firenze per quei rari ingegni di Cimabue, di Giotto e di Masaccio, e considerando a che alto punto l’avevano condotta Leonardo da Vinci e Raffaello d’Urbino.... Dei quali