Pagina:Saggio di racconti.djvu/44

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36 racconto quarto

seguitò il padre, a consolare la Vedova. Quando possiamo far del bene, non bisogna mettere tempo in mezzo.» E si alzò pigliando per la mano il figliuolo; ma egli diceva arrossendo: «Babbo, non ho coraggio di venire anch’io; sono confuso, sento che se quella donna mi volesse ringraziare, non lo meriterei. Dovevo averla assistita prima; non so perchè un animo mi consigliava a farlo, ed un altro no.» — «È vero, soggiunse il padre, tu meriti questo rimprovero; la tua indifferenza e la tua incertezza sono state biasimevoli, e devi sentirne rimorso; ma se ora la carità che vuoi fare è spontanea, non hai ragione di vergognartene. Quando possiamo, dobbiamo fare il bene in segreto; ma tu sei ancora troppo fanciullo per poterti regolare da te in queste cose. Quello che tu fai in faccia dei genitori è come se fosse fatto in segreto. Vieni meco; ho caro che tu dia alla Vedova con le tue mani questi denari, perchè la sua gratitudine ti toccherà il cuore, e ti avvezzerà ad essere in seguito più sollecito nelle buone azioni. Io poi non lascerò di ammonirti se mi accorgerò che il sentimento della carità possa in te essere guastato dalla ostentazione.» E andarono insieme dalla Vedova. Quand’ella si vide porgere quell’aiuto inaspettato, ringraziò Carlo e suo padre con sì tenera riconoscenza, che il fanciullo gustò un’interna dolcezza della quale non aveva goduto giammai. Da quel punto gli parve d’essere un altro; il suo animo era ogni giorno più lieto; godeva maggiormente delle carezze e dell’amore dei genitori; era